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iPhone, ecco perché resta lo smartphone più venduto al mondo

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Il primato dello smartphone più venduto al mondo resta saldamente in mano ad Apple, che continua a piazzare un proprio dispositivo in cima alle classifiche globali delle vendite. Non è una novità clamorosa, certo, ma è un dato che pesa, perché racconta molto di come si muove oggi il mercato della telefonia mobile e di quanto sia difficile, per chiunque altro, scalzare l’azienda di Cupertino dalla prima posizione assoluta.

Chi segue il settore lo sa bene: parlare di quote di mercato complessive è una cosa, parlare di singolo modello è un’altra faccenda. Nel primo caso il quadro è frammentato, con decine di produttori che si contendono fasce di prezzo diversissime tra loro. Nel secondo, invece, emerge un fenomeno che si ripete con una regolarità quasi noiosa, e cioè la capacità di Apple di concentrare volumi enormi su pochissimi prodotti, invece di disperderli su cataloghi sterminati.

Perché un singolo modello riesce a dominare la classifica

La strategia di Apple è nota e, a guardarla da fuori, sembra quasi semplice. Pochi modelli, un ciclo di aggiornamento annuale, una gamma che si rinnova senza stravolgersi. Gli altri produttori, al contrario, tendono a moltiplicare le versioni, le varianti regionali, i tagli di memoria e le fasce di prezzo. Il risultato è che le vendite si spalmano su tanti riferimenti diversi, mentre nel caso della gamma iPhone si concentrano su un numero ristretto di dispositivi.

C’è poi il fattore fedeltà, che nel caso specifico funziona come una calamita. Chi entra nell’ecosistema Apple raramente ne esce, e questo garantisce una base di utenti pronta a rinnovare il proprio telefono con una certa costanza. Non è un dettaglio secondario, perché in un mercato smartphone ormai maturo, dove i cicli di sostituzione si sono allungati parecchio, avere un pubblico affezionato fa una differenza enorme sui numeri finali.

Cosa dice davvero questo primato sul mercato

Il fatto che lo smartphone più venduto al mondo porti il marchio della mela ha conseguenze che vanno oltre la semplice soddisfazione statistica. Significa, per esempio, che le economie di scala giocano a favore dell’azienda in fase di produzione e di acquisto dei componenti. Significa anche che gli sviluppatori di applicazioni continuano a considerare quella piattaforma come prioritaria, il che alimenta un circolo che si autoalimenta da anni.

Va detto che la concorrenza non sta certo a guardare. I produttori asiatici hanno costruito posizioni solidissime in mercati enormi, e sui volumi complessivi la partita resta apertissima. Ma quando si scende al livello del singolo prodotto, la fotografia cambia e la classifica globale premia ancora una volta lo stesso protagonista.

Un altro elemento interessante riguarda la durata commerciale dei dispositivi. Un modello Apple continua a vendere anche mesi e mesi dopo il lancio, spesso a prezzi ritoccati verso il basso, e questo prolunga la sua permanenza nelle posizioni di vertice. Molti smartphone concorrenti, invece, esauriscono la propria spinta commerciale nel giro di poche settimane dopo la presentazione, superati dal modello successivo della stessa casa.

Il primato, insomma, non nasce da un colpo di fortuna né da una singola campagna pubblicitaria particolarmente riuscita. È il risultato di un impianto industriale e commerciale costruito nel tempo, che continua a produrre lo stesso esito anno dopo anno, con un dispositivo Apple in vetta alle vendite mondiali.

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