Il prezzo di iPhone 18 Pro rischia di diventare il vero argomento di conversazione dei prossimi mesi, e non certo per motivi piacevoli. Ormai la domanda non è più se ci sarà un aumento, ma quanto peserà sul portafoglio. Perché tutti gli indizi puntano nella stessa direzione, e a confermarlo non sono soltanto gli analisti. La stessa Apple ci ha messo del suo, con Tim Cook che nella recente call con gli azionisti ha parlato apertamente dello scenario complicato legato alla crisi delle memorie. Nessun riferimento diretto alla nuova generazione di melafonini, sia chiaro, ma il messaggio è arrivato forte e chiaro lo stesso.
A rendere il quadro ancora meno rassicurante ci ha pensato l’analista Jeff Pu di GF Securities, uno di quei nomi che quando parla di casa Apple viene ascoltato con attenzione. Le sue stime, uscite nelle stesse ore in cui si è sbilanciato anche su iPhone Air 2, parlano chiaro. Si ipotizzano rincari compresi tra i 250 e i EUR 261 per i modelli Pro e Pro Max, quindi tra i 230 e i 275 euro circa. Numeri importanti, che fanno storcere il naso e che, cosa curiosa, coincidono quasi alla perfezione con l’aumento previsto dei costi di produzione, stimati anch’essi intorno ai EUR 261, cioè circa 275 euro. Difficile pensare che sia solo una coincidenza.
Perché iPhone 18 Pro Max costerà di più
Andando a scavare tra le indiscrezioni arrivate dalla Cina, il motivo di tanti timori diventa più comprensibile. TSMC, che si occupa della produzione dei chip, arriverebbe a chiedere fino a EUR 244, ovvero circa 255 euro, per ogni componente realizzato con il nuovo nodo a 2 nm. Una cifra notevole, che da sola basterebbe a spiegare buona parte dei rincari attesi su iPhone 18 Pro Max. E non finisce qui, perché anche la memoria pesa parecchio sul conto finale.
Il prezzo di 12 GB di RAM sarebbe infatti salito fino a circa EUR 126, quindi intorno ai 130 euro, un balzo che nessuno può ignorare. Discorso analogo per i moduli di archiviazione, che continuano a rincarare senza tregua. Basti pensare che 256 GB di memoria flash avrebbero ormai raggiunto un costo vicino ai EUR 44, cioè poco più di 45 euro. Sommando tutte queste voci, il ragionamento fila e la prospettiva di un aumento consistente sul listino finale appare tutt’altro che campata in aria.
Quello che emerge è un mercato delle componenti sotto forte pressione, con costi che salgono un po’ su tutti i fronti. E quando i costi produttivi crescono in questo modo, il rischio che l’aumento venga scaricato sul cliente finale diventa più che concreto. Gli appassionati che sognano già il prossimo top di gamma della mela morsicata dovranno quindi mettere in conto una spesa più salata rispetto al passato, con differenze che potrebbero farsi sentire eccome al momento dell’acquisto.


