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Le mosse di Apple per contenere i prezzi di iPhone 18 Pro hanno qualcosa di inedito, almeno per gli standard dell’azienda di Cupertino, che di solito tratta le scorte di magazzino come un costo da tagliare il più possibile. Questa volta la logica si è ribaltata: pannelli OLED accumulati e tenuti in riserva molto più a lungo del normale, nella speranza di arrivare al lancio senza brutte sorprese sui listini.
Il quadro di partenza non è dei più rassicuranti. iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max sono attesi tra circa un mese, insieme al pieghevole iPhone Ultra, e sui tre modelli pesa già l’ipotesi di carenze piuttosto serie. Il colpevole principale è la stretta globale sulla RAM, un problema che sta facendo salire i prezzi delle memorie e, a cascata, di altri componenti.
Sei settimane di scorte invece di quattro
Il cambio di strategia riguarda proprio i pannelli OLED. Apple è passata a un margine di sicurezza di sei settimane di fornitura display in vista del debutto di iPhone 18 Pro, mentre in passato si era sempre mossa su una finestra di quattro settimane. Una differenza che sulla carta sembra minima, ma che per un’azienda abituata a ottimizzare ogni centesimo del magazzino rappresenta una piccola rivoluzione gestionale.
Secondo fonti interne alla filiera, la decisione nasce dall’aumento dei prezzi dei componenti e ha preso forma in un periodo relativamente tranquillo del ciclo di vendite Apple. L’obiettivo dichiarato è stabilizzare i costi, evitando di trovarsi a comprare pannelli in emergenza mentre il mercato tira verso l’alto. E non si tratta di una parentesi: anche dopo l’uscita di iPhone 18 Pro il cuscinetto da sei settimane dovrebbe restare, diventando politica di lungo periodo. Le pressioni sulla catena di fornitura, del resto, non sembrano destinate ad allentarsi presto.
Fornitori confermati e un miliardo di dollari fermo in fabbrica
Sul fronte dei partner non cambia nulla. I principali fornitori di display restano Samsung Display e LG Display, con BOE presente nel mix ma con una quota nettamente inferiore rispetto ai due colossi sudcoreani. Nessuno stravolgimento, quindi, solo un modo diverso di gestire i tempi e le quantità.
Il nodo più delicato però riguarda le memorie. Apple sta faticando a garantirsi volumi sufficienti per i prossimi iPhone, e la conseguenza è già visibile: circa un miliardo di dollari, ovvero intorno ai 900 milioni di euro, di chip A20 Pro risulterebbe fermo presso TSMC in attesa di essere assemblato e passare alla fase successiva della produzione. Silicio pronto che non può proseguire il percorso perché manca il resto del puzzle.
La concorrenza guarda e sorride
Chi può permettersi di osservare con una certa serenità sono i rivali. Samsung non sembra avere problemi di approvvigionamento con Galaxy S26 Ultra, il cui prezzo è rimasto identico a quello di Galaxy S25 Ultra. Anche Google dovrebbe riuscire a coprire la domanda per Pixel 11 Pro, anche se l’entità dell’eventuale ritocco al listino non è ancora chiara.
Per chi ha in programma l’acquisto di un nuovo top di gamma, lo scenario resta complicato. Le contromosse sui pannelli OLED possono tenere a freno una parte dei costi, ma il problema delle memorie non si risolve con un magazzino più pieno. Le previsioni più ottimistiche parlano di aumenti contenuti, quelle meno rosee di rincari pesanti su iPhone 18 Pro, con l’alternativa di rimandare il cambio e tenersi il telefono attuale ancora per un po’.










