I margini generosi che oggi caratterizzano il mercato delle memorie stanno spingendo Intel a guardare con crescente interesse verso questo settore, e diversi indizi lasciano pensare che l’azienda stia ragionando seriamente su un ingresso in grande stile. Non sarebbe affatto una mossa campata in aria, considerato quanto la febbre sui chip di memoria stia gonfiando i bilanci di chi ci lavora.
Durante l’ultima chiamata sui risultati finanziari, quando un analista ha tirato in ballo i piani legati alle memorie, la risposta è stata tutto fuorché banale. E proprio quella risposta ha riacceso le voci su un possibile accordo da 28 miliardi di dollari, circa 26 miliardi di euro, per lo stabilimento Ohio One.
Cosa è emerso dalla chiamata sui risultati
Due dei punti più discussi riguardano il nodo 14A, la cui produzione a rischio dovrebbe partire nel 2027, e la volontà dichiarata di alzare in modo consistente le spese in conto capitale il prossimo anno. Un segnale che di solito indica una cosa sola, cioè una buona visibilità sugli ordini già confermati. L’azienda stessa ha spiegato che non spingerebbe sugli investimenti senza avere la certezza degli impegni presi dai clienti, e se ora annuncia un aumento così deciso significa che quei clienti, dieci di lungo termine stando alle indiscrezioni, ci sono davvero.
Ma il passaggio più curioso è arrivato quando è saltato fuori il tema delle memorie. Intel sta già lavorando alla cosiddetta Z-Angle Memory, o ZAM, una DRAM impilata in 3D dove gli interconnessioni diagonali sostituiscono le classiche vie verticali attraverso il silicio. Il risultato è una specie di pilastro termico centrale che dissipa meglio il calore. La tecnologia sfrutta inoltre il bonding ibrido rame su rame e rinuncia ai condensatori per guadagnare in densità. Roba raffinata, insomma, che però l’azienda punta a mettere sul mercato solo intorno al 2029.
Il nome che ha fatto rizzare le antenne
Quello che ha davvero attirato l’attenzione, però, è la risposta un po’ fuori copione data alla domanda sulle memorie. È stato ricordato come Intel vanti una lunga storia in questo campo e come di recente sia stato assunto Shou-Chi Lee, ex amministratore delegato di SK hynix. Citare proprio l’ex numero uno di uno dei giganti mondiali della memoria non è un dettaglio buttato lì per caso.
Il riferimento pesa parecchio, soprattutto perché da tempo circolano voci su una possibile joint venture tra le due aziende proprio sullo stabilimento da 28 miliardi di dollari in Ohio. Un’operazione del genere permetterebbe a Intel di scaricare parte dei costi su SK hynix e, allo stesso tempo, di rafforzare i suoi primi tentativi di combinare logica e memoria sotto lo stesso tetto.
Sotto la superficie qualcosa si muove, e l’ex vertice di SK hynix sembra avere un ruolo ben preciso in questa partita. Difficile pensare il contrario, visto che altrimenti non ci sarebbe stato motivo di tirarlo fuori con tanta disinvoltura mentre si parlava di piani legati proprio al comparto delle memorie.


