Incendi in Italia di una gravità che pochi avevano messo in conto: nel 2025 sono andati in fumo 965 chilometri quadrati di territorio, una superficie che equivale grosso modo a un’intera provincia spazzata via dalla mappa ecologica del Paese. Numeri che parlano da soli, e che raccontano un’annata pesante, ben più dura di quella precedente.
Il dato che fa più impressione riguarda il confronto con il passato. Rispetto al 2024, infatti, gli incendi sono praticamente raddoppiati. Una crescita che non si può liquidare come semplice fatalità stagionale, perché tocca direttamente migliaia di ettari di vegetazione, boschi e aree che fino a poco tempo prima erano verdi e vive.
Quasi mille chilometri quadrati ridotti in cenere
Parlare di 965 chilometri quadrati bruciati significa mettere sul tavolo una cifra difficile da visualizzare a colpo d’occhio. Per dare un’idea concreta, si tratta di un’estensione che ricorda quella di un’intera provincia, cancellata però non sulla carta amministrativa ma in quella ambientale. Terre ridotte in cenere, paesaggi trasformati, ecosistemi che ci metteranno anni a rimarginarsi, sempre che ci riescano.
Il 2025 resterà quindi negli archivi come un anno segnato dal fuoco. L’Italia ha visto andare distrutto molto più di quanto, forse, fosse pronta a riconoscere. E quando i numeri si fanno così netti, diventa complicato girarsi dall’altra parte e fingere che si tratti di episodi isolati o di sfortuna passeggera.
Zone protette tra le più colpite
A pagare il conto più salato sono state anche le aree protette, quei territori che dovrebbero godere di una tutela speciale e che invece si sono ritrovati in prima linea davanti alle fiamme. I danni in questi contesti pesano doppio, perché parliamo di habitat preziosi, di biodiversità che non si recupera con un semplice rimboschimento.
Il raddoppio degli incendi rispetto all’anno prima lascia il segno proprio in questi luoghi, dove ogni ettaro perso vale molto di più del suo equivalente in metri quadrati. La superficie bruciata complessiva racconta una stagione difficile, fatta di interventi continui, di emergenze che si sono sovrapposte e di un territorio messo a dura prova lungo tutto l’arco dell’anno.Quei quasi mille chilometri quadrati restano lì, come una cicatrice sulla geografia italiana del 2025. Un’estensione enorme, che corrisponde a foreste sparite, a fauna costretta a fuggire o a soccombere, a un patrimonio naturale che ha subito un colpo durissimo. E il confronto con il 2024, con quel numero raddoppiato, racconta meglio di qualsiasi commento quanto sia stata complicata l’annata appena trascorsa.