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Il destino di Aragorn ne Il Signore degli Anelli avrebbe potuto prendere una piega completamente diversa, e non di poco: nelle prime bozze JRR Tolkien aveva immaginato per il futuro Re di Gondor un matrimonio con Éowyn, non con Arwen. Una scelta che avrebbe cambiato il peso emotivo dell’intera saga, e che per fortuna l’autore decise di rivedere strada facendo.
Chi ha letto il romanzo saltando le appendici probabilmente si è chiesto come mai Peter Jackson abbia dato tanto spazio alla storia d’amore tra Aragorn e Arwen. La spiegazione sta tutta nella struttura scelta da Tolkien: il racconto è filtrato dallo sguardo degli hobbit, e dentro quel punto di vista non c’era davvero modo di far entrare l’amore impossibile tra un uomo e un’elfa, una relazione che si conclude con lei che rinuncia alla propria immortalità pur di restargli accanto. Relegata alle appendici, sì, ma per l’autore quella vicenda restava essenziale.
Un’appendice scritta di corsa, eppure quasi perfetta
Si sa che Tolkien mise giù quel testo a velocità sostenuta, eppure la versione pubblicata non si discosta quasi in nulla dal manoscritto originale. Dentro ci sono il primo incontro, l’amore che nasce, le nozze e infine la morte. I numeri raccontano più di tante pagine: lei aveva 2778 anni, lui appena 88. E fu l’elfa a scegliere di porre fine alla propria immortalità per poter stare con lui.
È un dettaglio che spiega anche la fedeltà quasi devota con cui Peter Jackson ha trattato quella linea narrativa nella trilogia cinematografica. Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello, uscito il 21 dicembre 2001, dura due ore e cinquantotto minuti e schiera Elijah Wood, Sean Astin e Ian McKellen. Un film che sui portali di settore raccoglie voti altissimi sia dalla critica sia dal pubblico, con medie intorno al 4,6 su 5.
Quando Tolkien pensava a Éowyn come sposa di Aragorn
Nelle prime stesure, però, la direzione era un’altra. Tolkien riteneva che Éowyn e Aragorn dovessero finire insieme, e la ragione era tutt’altro che sentimentale: si trattava di cementare un’alleanza tra Rohan e Gondor. In uno di quei frammenti, poi pubblicato da Christopher Tolkien, si legge una frase secca, quasi da appunto di lavoro: “Aragorn sposa Eowyn, sorella di Eomer (che diventa Signore di Rohan) e diventa Re di Gondor”.
Insomma, chi guardando i film ha provato un moto di simpatia per quella coppia mancata può consolarsi. Ci aveva pensato anche l’autore, in prima persona. Anzi, andò oltre: in quelle stesse note scrisse che, dopo la morte di Éowyn, Aragorn non si sarebbe mai risposato. Arwen arrivò molto più tardi nel processo creativo. E quando arrivò, tutto si incastrò con una naturalezza che le versioni precedenti non avevano mai raggiunto. La storia scorreva, il legame tra i due personaggi assumeva un senso diverso, più profondo, e il sacrificio dell’elfa diventava il contrappeso perfetto all’ascesa del Re di Gondor.
Perché quella scelta ha retto per decenni
Il risultato è una delle storie d’amore più citate della narrativa fantastica del Novecento, nonostante viva quasi interamente ai margini del racconto principale. Un paradosso curioso: un amore che il lettore distratto rischia di non incontrare mai, eppure capace di reggere il peso simbolico di un’intera saga. Jackson, davanti a un materiale del genere, non aveva molte alternative se non portarlo sullo schermo nel modo più fedele possibile. E la scelta di Tolkien di accantonare l’alleanza politica tra Rohan e Gondor in favore del legame tra Aragorn e Arwen resta una delle revisioni più significative nella lunga gestazione del libro.








