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Il debutto di Googlebook si avvicina in silenzio, e proprio mentre la piattaforma desktop di Google basata su Android si prepara ad arrivare sul mercato, una settimana intera di annunci a Berlino ha reso la sua posizione ancora più scomoda. Il motivo è semplice: gli scaffali stanno per riempirsi di portatili economici pensati per rispondere al MacBook Neo, e la proposta di Google sembra andare esattamente nella direzione opposta.
Googlebook è stato presentato all’inizio di quest’anno come il sistema destinato a sostituire ChromeOS, ma da mesi le informazioni concrete su cosa dovrebbe fare e su chi dovrebbe comprarlo restano poche. Lo scetticismo che circola attorno al progetto ha pochi precedenti nella storia recente dell’azienda, e viene spontaneo il paragone con l’accoglienza tiepida che a suo tempo ricevette Stadia.
I primi Googlebook esistono, ma il quadro rimane confuso
Qualcosa si è mosso. Sono emerse indiscrezioni sui primi portatili con Googlebook firmati Asus e Lenovo, mentre Acer ha mostrato il suo modello durante IFA 2026. Anche sul fronte software qualche tassello è comparso: Magic Pointer, che al momento è l’unica funzione realmente mostrata da Google per questa piattaforma, un’app chiamata Desktop Camera e poi Look up, un’esperienza basata su intelligenza artificiale che permette di interagire con il testo per ottenere definizioni, tracciare voli e recuperare informazioni utili. Quest’ultima, tra l’altro, funziona già su alcuni telefoni Android, il che rende ancora meno evidente il valore aggiunto del nuovo sistema.
Il problema di fondo riguarda il posizionamento. ChromeOS aveva un argomento di vendita chiarissimo, ovvero software stabile e utilizzabile su hardware a basso costo, con l’aggiunta nel tempo di funzioni intelligenti e macchine più capaci. Googlebook avrebbe potuto giocare la stessa partita sul prezzo, ma l’orientamento verso hardware definito premium arriva nel momento peggiore possibile, con il rincaro delle memorie che sta stringendo i margini di tutto il settore e con una concorrenza sempre più aggressiva sulla fascia media.
La valanga di cloni del MacBook Neo cambia le regole
A IFA sono stati annunciati il nuovo IdeaPad Vibe di Lenovo e il Dell 14S, entrambi risposte dirette al portatile Apple pensato per chi guarda al portafoglio. Il MacBook Neo ha spostato l’asticella e i produttori Windows stanno rincorrendo, rendendo i loro modelli più accessibili. In questo scenario, un sistema nuovo che punta sull’alto di gamma parte con un handicap evidente, soprattutto se il pubblico in questo periodo tende a rimandare gli acquisti tecnologici non indispensabili.
Tra le ipotesi circolate a giugno c’era un’attenzione particolare al vibe coding assistito dall’intelligenza artificiale, una strada che potrebbe avere senso per un pubblico specifico. Difficile però immaginare come Google intenda raccontare tutto questo a chi entra in un negozio e trova, accanto al primo Googlebook, mezza dozzina di portatili che costano meno e fanno cose familiari.
Il contesto non aiuta, tra rincari e memorie che costano care
La settimana ha portato anche altri segnali sulla situazione dei componenti. Google ha aumentato i prezzi del Google TV Streamer, che sale di circa 45 euro, e ha ritoccato al rialzo quasi tutta la gamma Nest, comprese praticamente tutte le videocamere e i videocitofoni, motivando la scelta con l’aumento dei costi dei componenti. È lo stesso fenomeno che gli addetti ai lavori hanno battezzato RAMageddon e che rende ogni scommessa sull’hardware premium più rischiosa del solito.
Sul resto del fronte Google, il rilascio di settembre per Android ha portato la lista Remembered in Find Hub, Motion Assist e l’integrazione di Keep in Google Messages. È arrivato anche Gemini 3.8 Flash, distribuito a tre settimane dal modello precedente, poco prima del blackout che ha messo fuori gioco contemporaneamente ChatGPT, Claude e Grok.








