I conti trimestrali di IBM hanno confermato quello che ormai era nell’aria, e il colpo è stato duro. L’azienda che da 115 anni fa parte della storia dell’informatica ha chiuso un trimestre così sotto le attese da spingere il management a prendere una decisione che raramente si vede nel mondo delle grandi aziende quotate. E al centro di tutto c’è il mainframe, quel business che per decenni ha rappresentato la macchina da soldi del gruppo e che ora sembra vacillare. Ma dietro i numeri deludenti si nasconde una storia legata all’ascesa dell’intelligenza artificiale, che stavolta ha giocato uno scherzo strano.
Numeri che parlano da soli, ma non come previsto
Partiamo dalle cifre, perché aiutano a inquadrare la situazione. IBM ha registrato 17,2 miliardi di dollari di ricavi, un utile lordo di 9,9 miliardi, margini vicini al 58 per cento e guadagni netti per 2,2 miliardi nel trimestre. Soldi veri, insomma, tanti soldi. Eppure Wall Street si aspettava di più, molto di più. Il divario è stato talmente ampio che Arvind Krishna, amministratore delegato dell’azienda, insieme al consiglio ha fatto una mossa senza precedenti: avvisare gli investitori in anticipo che i risultati sarebbero stati peggiori delle previsioni.
La settimana scorsa Krishna aveva pubblicato una lettera agli investitori con i dati preliminari. Il messaggio era chiaro e allarmante, con un accenno diretto ai ricavi disastrosi nella categoria più importante per il gruppo, quella dell’infrastruttura, e con l’ammissione che anche i margini avrebbero sofferto. Il titolo in Borsa è crollato all’istante del 25 per cento, il calo più pesante mai registrato in una sola giornata. Fino a quel momento le azioni erano andate bene sotto la guida di Krishna, forte del boom dei data center legati all’AI che aveva spinto un po’ tutti verso l’alto.
Il paradosso dell’intelligenza artificiale
Mercoledì l’azienda ha anche abbassato le previsioni di crescita per l’intero anno, segno che questo trimestre pessimo peserà sui mesi a venire. Il colpevole? Il business dei mainframe, storica gallina dalle uova d’oro, è sceso del 42 per cento. Un problema che si allarga a macchia d’olio, perché come ha spiegato il direttore finanziario Jim Kavanaugh durante la conference call, IBM incassa EUR 3 di software per ogni dollaro di hardware mainframe venduto. Krishna e Kavanaugh hanno insistito su un punto: si tratta di un intoppo temporaneo, tutto tornerà a posto presto. Cosa è successo davvero? Alcune decine di clienti che avrebbero dovuto comprare un nuovo mainframe nel trimestre hanno deciso di rimandare. Può sembrare poca cosa, ma parliamo di sistemi che costano da centinaia di migliaia fino a milioni di dollari, e che tra contratti di manutenzione e software ne generano molti altri.
Ecco il paradosso. Lo stesso boom dell’intelligenza artificiale che aveva fatto volare IBM ora l’ha affondata. Invece di acquistare un nuovo mainframe, quei clienti hanno dirottato i budget su altro hardware, spiega Krishna, di fronte a rincari altissimi tra il 15 e il 30 per cento su apparecchiature per data center e PC. “Messi davanti a quel problema, hanno deciso di spostare il budget verso le aree con quei prezzi estremi”, ha detto Krishna.
Non è un caso isolato. Produttori come Dell e HP hanno avvertito che i costi in salita sui componenti, la memoria in primis, spinti proprio dalla corsa all’AI, li hanno costretti ad alzare i listini. Anche Apple ha detto la stessa cosa. Ma Krishna promette che quei clienti compreranno comunque i loro nuovi mainframe, prima o poi, insieme ai contratti software. Anzi, alcuni lo avrebbero già fatto in questo trimestre. “Non vediamo alcun segno di clienti che abbandonano il mainframe”, ha assicurato. L’industria tecnologica pronostica la morte del mainframe da decenni ormai. Forse nemmeno l’intelligenza artificiale riuscirà a ucciderlo.


