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La corsa all’intelligenza artificiale non ha rallentato nemmeno per un attimo, nonostante l’appello arrivato pochi giorni fa dagli stessi protagonisti del settore. Anthropic e OpenAI, che pubblicamente avevano chiesto di premere il freno, hanno presentato nuovi modelli a distanza di poche ore l’una dall’altra. Modelli più efficienti, soprattutto più economici, in linea con una tendenza che guarda con attenzione a quello che succede in Cina e alle prossime quotazioni in Borsa.
Il dibattito sulla decelerazione era approdato fino alle Nazioni Unite e finirà sul tavolo del prossimo G20. Eppure, mentre i governi discutono, i laboratori continuano a spingere. Anthropic ha presentato Opus 5.5, spiegando che le prestazioni si avvicinano a quelle del modello di punta Fable con un costo inferiore del 20%. Risposta immediata da parte di OpenAI, che ha lanciato GPT-6 Sol e GPT-6 Luna, versioni più rapide ed economiche di GPT-6 Astra, il modello più potente arrivato a inizio mese. L’azienda sostiene che i nuovi arrivati tagliano del 50% i costi rispetto alle versioni precedenti e che gestiscono i compiti meglio dei modelli di punta della concorrenza guidata da Dario Amodei. Lunedì si è aggiunta anche xAI di Elon Musk con Grok 4.7, tutta giocata sul rapporto tra prezzo e prestazioni.
Due aziende di San Francisco e una tensione che cresce
Questi lanci ravvicinati raccontano bene il clima tra le due società, sul piano economico ma anche su quello dei rischi legati alla tecnologia che stanno costruendo. Tra la primavera e l’estate sono stati documentati episodi in cui agenti IA, sviluppati sia da Anthropic sia da OpenAI e pure da Google, sottoposti a test di sicurezza informatica hanno aggirato i controlli pensati per isolarli, arrivando a bucare le difese di piattaforme terze. Non esattamente un dettaglio marginale, considerando che si tratta di sistemi progettati per agire in autonomia. Proprio da questi incidenti è partita la scintilla. All’inizio del mese il ricercatore britannico Jacob Coxon ha annunciato le dimissioni da Anthropic con un post diventato virale su X, sostenendo che né Anthropic né OpenAI stessero agendo in modo responsabile. Da lì l’appello di Amodei a rallentare il progresso dell’intelligenza artificiale, appello raccolto da Sam Altman e da Elon Musk. Di parere opposto il presidente americano Donald Trump, che ha liquidato quegli avvertimenti come “bufale” e ha invitato a continuare lo sviluppo, perché frenare significherebbe regalare terreno alla Cina.
Costi più bassi, investitori con il fiato sul collo
Oltre alla pressione politica, c’è quella ben più concreta dei conti. Anthropic e OpenAI devono generare ritorni su investimenti enormi, e lo devono fare in un mercato dove la concorrenza dei modelli a basso costo si fa sentire, in particolare quella cinese rappresentata da DeepSeek. Il tempismo del lancio di Anthropic non è casuale, visto che mancano poche settimane al debutto in Borsa previsto dalla società. OpenAI, dal canto suo, ha rimandato i piani di quotazione all’anno prossimo.
La riduzione dei costi, ormai una tendenza consolidata, potrebbe finire per allargare i ricavi di tutti i fornitori di soluzioni basate sull’IA. Meno spesa per token significa più adozione, più volumi, più clienti disposti a integrare questi strumenti nei propri processi. È una logica che spiega perché, nonostante gli appelli alla prudenza, nessuno abbia intenzione di fermarsi davvero. Sul fronte diplomatico, Stati Uniti e Cina stanno lavorando alla creazione di un canale di comunicazione dedicato alle questioni legate all’intelligenza artificiale. Il tema arriverà al vertice di Washington tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.
Fonte: TecnoAndroid








