Per quasi ottant’anni un problema matematico rimasto irrisolto ha messo in difficoltà generazioni di studiosi. Ora a sbloccarlo ci ha pensato un sistema di intelligenza artificiale firmato OpenAI, e il risultato ha lasciato spiazzata buona parte della comunità scientifica. Stiamo parlando di una svolta che, secondo molti, segna un punto di non ritorno nel rapporto tra ricerca e macchine.
Il problema 90 di Erdős, otto decenni di silenzio
Il rompicapo in questione si chiama planar unit distance problem, conosciuto anche come problema 90 di Erdős. A formularlo fu il celebre matematico ungherese Paul Erdős, nel lontano 1946. Sulla carta sembra una di quelle domande quasi banali, di quelle che chiunque potrebbe pensare di risolvere con carta e penna. Nella pratica, invece, si è rivelato un osso durissimo, capace di resistere agli attacchi dei migliori cervelli del settore per quasi ottant’anni.
Erdős, va detto, era uno che di enigmi se ne intendeva. Ha lasciato dietro di sé una lunga lista di questioni aperte, alcune delle quali ancora oggi senza risposta. Questo problema, in particolare, ruotava attorno a un concetto geometrico apparentemente innocuo, eppure abbastanza sfuggente da tenere in scacco i matematici per decenni.
Quando la macchina supera l’intuizione
La parte interessante della storia non è soltanto che il problema sia stato risolto, ma chi lo ha risolto. A trovare la strada è stata infatti un’IA di OpenAI, capace di andare oltre quelle che fino a quel momento erano considerate le intuizioni umane più avanzate sul tema. Un dettaglio che ha fatto sollevare più di un sopracciglio tra gli addetti ai lavori. Per anni l’intelligenza artificiale è stata vista soprattutto come uno strumento di supporto, utile per macinare calcoli o verificare ipotesi. Qui invece il discorso cambia. La macchina non si è limitata ad assistere, ha proprio aperto un varco dove gli esseri umani si erano fermati. Ed è proprio questo che rende il risultato così significativo, oltre che difficile da digerire per qualcuno.
La reazione della comunità scientifica è stata un misto di stupore e incredulità. Vedere un sistema automatico superare una barriera rimasta in piedi dal 1946 non è cosa da tutti i giorni, e apre interrogativi profondi su quale possa essere il ruolo di questi strumenti nella ricerca scientifica dei prossimi anni. Non più semplici calcolatrici sofisticate, ma potenziali protagonisti del progresso matematico. Così un enigma che aveva resistito per quasi un secolo è stato finalmente sciolto, e a farlo non è stata una mente umana ma un algoritmo addestrato da OpenAI.