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Un gruppo di scienziati ha individuato un nuovo materiale nato dall’esplosione della bomba atomica di Hiroshima, una lega metallica finora sconosciuta che secondo i ricercatori poteva formarsi soltanto in seguito a una detonazione nucleare. A guidare lo studio è stato il mineralogista e cristallografo Luca Bindi, dell’Università di Firenze, che insieme al suo team ha analizzato a fondo i detriti radioattivi lasciati da quell’evento.
Come nasce una lega mai vista prima
Il punto interessante è che questa lega non appartiene a nessuna categoria conosciuta. Le detonazioni nucleari ad altissima energia creano ambienti fisico chimici estremi e di brevissima durata, condizioni che possono dare vita a materiali mai osservati prima. Le analisi condotte con microsonda elettronica hanno rivelato una composizione omogenea e ricca di silicio, con una miscela di ferro, cromo, nichel, manganese, molibdeno, silicio e alluminio. Secondo quanto pubblicato su Science Advances, questa scoperta amplia lo spettro dei materiali che sappiamo essere generati dalle esplosioni nucleari. In pratica dimostra che quelli che vengono definiti eventi di plasma antropogenico, cioè prodotti dall’uomo, riescono a produrre fasi metalliche complesse anche in ambienti naturali. E oltre al valore storico c’è dell’altro, perché una lega formata dalla condensazione di una palla di fuoco offre una specie di laboratorio naturale per studiare come le leghe si formano in condizioni estreme e lontane dall’equilibrio.
Perché questa scoperta spinge nuovi studi
Il ritrovamento di questo materiale nato dalla esplosione nucleare di Hiroshima non si ferma alla curiosità storica, anzi apre la strada a ulteriori ricerche. Bindi lo ha spiegato con parole chiare, sottolineando come questi risultati spingano a portare avanti studi scientifici sistematici, gestiti in modo etico e legale, sui materiali derivati dalle esplosioni. Non solo per ricostruire la sequenza degli eventi, ma anche per riconoscere nuove tipologie di strutture e motivi compositivi che potrebbero tornare utili nella progettazione futura di leghe e nella ricerca sui materiali funzionali. C’è poi il capitolo della medicina legale nucleare. Le stesse caratteristiche di questi vetri formatisi dopo l’esplosione e delle microleghe incorporate potrebbero contenere informazioni diagnostiche preziose sui materiali del dispositivo, sull’ambiente circostante e sulle condizioni termochimiche presenti durante la detonazione. Dati che si possono estrarre combinando petrografia, microchimica e cristallografia in un approccio coordinato.
Resta comunque un fatto che pesa più di ogni analisi tecnica. Eventi come la bomba atomica di Hiroshima e il disastro nucleare di Chernobyl restano catastrofi ambientali provocate dall’uomo, che hanno spezzato vite umane e che ancora oggi continuano a lasciare segni pesanti sull’ecosistema. Provare a ricavarne qualcosa di scientificamente utile non cancella la portata di quei drammi.











