Capire da dove arriva la materia che compone tutto l’Universo resta una delle domande più affascinanti e complicate della fisica moderna, e proprio su questo terreno entra in gioco HIAF, il nuovo acceleratore appena entrato in funzione in Cina. Un progetto enorme, nato per rispondere a un interrogativo che gli scienziati si portano dietro da decenni, ovvero come si sono formati gli elementi che oggi troviamo intorno a noi e dentro di noi.
La cosa curiosa è che gran parte di ciò che tocchiamo ogni giorno ha origini piuttosto violente. Gli elementi presenti sulla Terra sono infatti il frutto di processi avvenuti all’interno delle stelle e durante le esplosioni delle supernovae. Ambienti estremi, lontanissimi, impossibili da osservare così come sono. Ed è qui che nasce il problema: non potendo andare a vedere di persona cosa succede nel cuore di una stella, ai ricercatori non resta che provare a riprodurre quelle condizioni qui, sulla Terra, dentro laboratori attrezzati per spingere la materia ai suoi limiti.
Come funziona e quanto è costato l’acceleratore
Il metodo, in fondo, è quello che accomuna un po’ tutti i grandi laboratori di fisica nucleare. Si prendono nuclei atomici e li si accelera fino a velocità altissime, per poi farli scontrare tra loro. Da quegli impatti nascono condizioni che ricordano da vicino quelle presenti nelle stelle o subito dopo un’esplosione stellare, permettendo di studiare da vicino comportamenti altrimenti irraggiungibili.
Anche la Cina ha voluto dire la sua in questo campo, e con un progetto tutt’altro che modesto. HIAF, sigla che sta per High Intensity Heavy-ion Accelerator Facility, è entrato ufficialmente in funzione nella provincia del Guangdong. Dietro questo traguardo ci sono ben sedici anni di sviluppo, un tempo lunghissimo che racconta bene quanto sia complessa la costruzione di una macchina del genere.
Non è stato certo un investimento leggero. Per portare a termine l’acceleratore sono stati spesi circa 330 milioni di euro, una cifra che dà l’idea delle ambizioni scientifiche riposte in questa struttura. Un impegno economico notevole, giustificato dall’obiettivo di fondo, cioè spingere la ricerca sulla fisica nucleare verso territori ancora poco esplorati.
Studiare come nascono gli elementi non è solo un esercizio teorico da addetti ai lavori. Ogni scoperta in questo ambito aiuta a ricostruire la storia dell’Universo, a capire meglio i passaggi che hanno portato dalla materia primordiale a tutto ciò che conosciamo oggi. E strumenti come HIAF, con la loro capacità di ricreare condizioni estreme in modo controllato, diventano fondamentali proprio per questo, perché offrono agli scienziati una finestra su fenomeni che altrimenti resterebbero solo sulla carta. L’ingresso in scena di questo acceleratore rafforza il ruolo della Cina tra i protagonisti della ricerca fisica di alto livello, in un settore dove servono risorse, pazienza e visione a lungo termine. Sedici anni di lavoro e centinaia di milioni investiti raccontano una scelta precisa, quella di puntare con decisione su una scienza che guarda molto lontano, fino al cuore delle stelle che hanno dato origine a tutto.


