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In Ucraina un drone ha salvato una vita umana trasportando in volo un militare ferito, in quello che l’esercito di Kiev descrive come il primo soccorso aereo senza pilota mai portato a termine. Un risultato che arriva da uno dei contesti più difficili per chi deve recuperare un compagno colpito, perché sul fronte ucraino raggiungere un ferito può rivelarsi persino più rischioso che avanzare verso una posizione nemica.
Il motivo è semplice da capire, anche senza essere esperti di questioni militari. Nella cosiddetta zona calda il terreno è disseminato di mine, l’artiglieria colpisce senza sosta e il cielo è sorvegliato in modo costante dai droni da ricognizione. Ogni movimento viene osservato e ogni mezzo che prova ad avvicinarsi diventa un bersaglio. Per le squadre di soccorso tutto questo si traduce spesso in un intervento semplicemente impossibile, con il ferito costretto ad aspettare in condizioni critiche.
Il soldato rimasto quasi 500 giorni al fronte
Proprio in questo Paese, ormai martoriato da una guerra che sembra non avere fine, è stata sperimentata con successo una strada diversa. L’idea è quella di spostare i feriti direttamente per via aerea, affidandoli a grandi droni senza pilota capaci di sollevare il peso di una persona e portarla lontano dalla linea del fuoco. Una possibilità che, almeno sulla carta, apre una nuova speranza per le evacuazioni militari in scenari dove i mezzi tradizionali non riescono ad arrivare.
Il protagonista di questa vicenda è un soldato della 30ª Brigata meccanizzata. Per quasi 500 giorni è rimasto in una posizione avanzata, isolato al punto da ricevere i rifornimenti soltanto grazie a piccoli droni. Un dettaglio che racconta già molto della situazione in cui si trovava, perché se perfino viveri e materiali dovevano viaggiare per aria, pensare di riportarlo indietro via terra era fuori discussione. Quando è stato ferito gravemente il problema è diventato drammatico, visto che nessun veicolo e nessuna squadra avrebbero potuto raggiungerlo senza esporsi a un rischio enorme.
Heavy Shot AYUDAG 6, l’esacottero che ha fatto la differenza
Per recuperarlo è entrato in azione un Heavy Shot AYUDAG 6, un esacottero cioè un velivolo a sei rotori, realizzato dall’azienda ucraina Gurzuf Defence. È stato questo mezzo a prelevare il militare e a portarlo in salvo, trasformando quella che fino a poco tempo fa poteva sembrare un’ipotesi da laboratorio in un salvataggio reale. Secondo l’esercito ucraino si tratta della prima operazione di questo genere andata a buon fine, e il fatto che sia avvenuta in condizioni così estreme dà ancora più peso al risultato.
Non mancano però i limiti, e nessuno li nasconde. Un drone carico di una persona resta esposto al fuoco nemico durante tutto il tragitto, e un eventuale guasto in volo avrebbe conseguenze pesantissime per chi viene trasportato. Sono rischi concreti che pesano su ogni missione di questo tipo. Non a caso gli stessi produttori considerano questo impiego una soluzione estrema, da utilizzare soltanto quando tutte le altre vie di evacuazione sono chiuse e non c’è davvero altro modo per raggiungere un ferito rimasto intrappolato al fronte.
Fonte: TecnoAndroid


