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Reincarnazione: le morti improvvise accorcerebbero l’attesa

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Uno studio sulla reincarnazione condotto all’Università della Virginia, negli Stati Uniti, ha messo in luce una regolarità statistica piuttosto strana nei racconti di bambini che dicono di ricordare vite precedenti. Più una morte è stata inattesa, meno tempo sembra trascorrere prima della nascita del piccolo che ne conserverebbe il ricordo. A firmare la ricerca è la Divisione di Studi Percettivi (DOPS, secondo la sigla inglese) della Facoltà di Medicina, un’unità che si occupa di temi poco battuti dalla scienza tradizionale come le esperienze di premorte, la percezione extrasensoriale e l’eventualità che la coscienza sopravviva al decesso.

Reincarnazione: oltre cinquant’anni di casi raccolti in archivio

Per arrivare a questi risultati gli autori hanno attinto a una banca dati costruita dalla stessa DOPS nell’arco di più di cinque decenni. L’archivio raccoglie oltre 2.500 presunti casi di reincarnazione documentati in varie parti del mondo e da questa mole di materiale sono stati selezionati 1.678 fascicoli da sottoporre all’analisi statistica. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica Psychology of Consciousness: Theory, Research, and Practice, edita dall’Associazione Americana di Psicologia (APA).

I documenti riportano le dichiarazioni di bambini tra i due e i cinque anni circa, che affermano di ricordare persone, luoghi o episodi mai vissuti in prima persona. In alcune situazioni i ricercatori hanno trovato corrispondenze tra questi racconti e la biografia di qualcuno che era effettivamente morto.

A guidare lo studio è stata Saeedeh Sadeghi, dottoressa in Psicologia dello Sviluppo, che in un comunicato stampa ha spiegato da dove è partita l’indagine. “Un rapporto precedente suggeriva un legame tra le morti violente e un intervallo più breve tra la morte e la nascita. Volevamo verificare quella relazione in modo più sistematico e capire se potesse dipendere da influenze culturali o psicologiche. Con nostra sorpresa l’associazione è rimasta quando l’abbiamo esaminata su un numero molto più ampio di casi, e i fattori sociali e psicologici che abbiamo analizzato non sono riusciti a spiegarla”.

Da 21 a 12 mesi tra un decesso e una presunta rinascita

Lo scarto temporale emerso dall’analisi è tutt’altro che trascurabile. Nei casi di morti meno improvvise passavano in media circa 21 mesi prima che nascesse il bambino che, a suo dire, ricordava quella vita. Quando invece il decesso era stato più inaspettato, l’intervallo tra morte e nascita scendeva a circa 12 mesi, con una riduzione compresa tra il 40 e il 45%.

Il gruppo di ricerca ha poi cercato di capire se a spiegare questa relazione potessero essere le credenze religiose oppure alcuni meccanismi psicologici. Tra le ipotesi prese in esame c’era quella della contaminazione della memoria, cioè la possibilità che i bambini avessero sentito storie su persone scomparse o sul concetto stesso di reincarnazione e le avessero poi rielaborate come ricordi personali. Eppure il legame statistico ha resistito anche dopo aver tenuto conto di questi elementi. Anzi, si è rivelato persino più marcato nelle famiglie la cui religione non contempla affatto la reincarnazione.

“Si tratta dello studio sistematico più ampio finora realizzato sugli schemi temporali nei ricordi di vite passate riferiti”, ha sottolineato Sadeghi. “I singoli casi possono lasciare spazio a interpretazioni diverse, ma gli schemi che emergono da molti casi sono molto più difficili da liquidare come esagerazione, fantasia o invenzione”.

Gli stessi autori ammettono di non sapere ancora cosa ci sia dietro questo schema statistico. I risultati non vengono presentati come una prova dell’esistenza della reincarnazione, ma secondo i ricercatori la relazione individuata tra i fascicoli non si lascia spiegare facilmente con i fattori sociali e psicologici considerati. Per questo motivo ritengono che il fenomeno meriti nuove indagini.

Fonte: TecnoAndroid

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