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Google Wallet, ora le tessere dei mezzi pubblici via NFC

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Chi usa i mezzi pubblici tutti i giorni conosce bene la scena, la tessera dimenticata a casa oppure infilata in qualche tasca del giubbotto sbagliato. Con l’ultimo aggiornamento dei servizi di sistema di Google, quel problema può ridimensionarsi parecchio, perché Google Wallet comincia a supportare l’aggiunta delle tessere fisiche del trasporto pubblico, saldo compreso, sfruttando semplicemente l’NFC dello smartphone. Niente più plastica da portarsi dietro, basta avvicinare la tessera al telefono e il gioco è fatto.

La novità arriva con la versione 26.35 di Google Play Services, il pacchetto di componenti che gira sotto il cofano di praticamente ogni dispositivo Android e che, di solito, si aggiorna in silenzio senza che nessuno se ne accorga. Stavolta però il carico di modifiche merita attenzione, perché accanto a diverse funzioni pensate per gli sviluppatori compare questa integrazione che tocca da vicino chi prende autobus, metropolitana e treni regionali con una certa regolarità.

Come funziona l’aggiunta delle tessere di trasporto

Il meccanismo, sulla carta, è di quelli immediati. Attraverso l’app di Google Wallet diventa possibile registrare una tessera fisica del trasporto pubblico avvicinandola al retro del telefono, sfruttando appunto il chip NFC. Insieme alla tessera viene importato anche il saldo residuo, dettaglio tutt’altro che secondario, perché è proprio quello il motivo per cui in tanti continuano a tenersi in tasca il supporto originale.

Il risultato pratico è che uno smartphone Android compatibile con NFC diventa la tessera stessa. Si arriva al tornello, si appoggia il telefono, si passa. Sparisce quel passaggio intermedio fatto di portafogli aperti, ricerche affannose e code che si allungano alle spalle. Per chi già usa il pagamento contactless con carta di credito il gesto sarà familiare, la differenza è che qui si parla di abbonamenti e credito prepagato legati ai circuiti del trasporto locale. Va detto che una funzione del genere dipende molto dal contesto in cui viene attivata, visto che ogni rete di trasporto ha i suoi standard e le sue tessere. L’infrastruttura però ora c’è, integrata direttamente nei servizi di base del sistema operativo, e questo è il presupposto perché il supporto possa allargarsi.

Il Play Store cambia faccia, almeno un po’

Lo stesso aggiornamento porta modifiche anche al Play Store, che riceve una nuova barra di navigazione. Si tratta di un intervento sull’interfaccia, quel tipo di ritocco che al primo avvio spiazza per qualche secondo e poi diventa abitudine nel giro di due giorni. L’obiettivo dichiarato è rendere più lineare lo spostamento tra le varie sezioni del negozio digitale.

L’altra modifica riguarda la sezione delle app simili, quella che compare quando si consulta la scheda di un’applicazione e suggerisce alternative dello stesso tipo. Anche qui si parla di un miglioramento, pensato per rendere i suggerimenti più utili e meno casuali di quanto capitasse in passato. Chi cerca un’alternativa a un’app appena scaricata, o vuole confrontare due prodotti prima di decidere, dovrebbe trovarsi meglio. Il resto del pacchetto 26.35 guarda soprattutto agli sviluppatori, con funzioni che non producono effetti visibili sull’esperienza quotidiana ma che alimentano il lavoro dietro le quinte delle applicazioni. È il solito ritmo con cui Google distribuisce questi componenti, aggiornamenti frequenti e distribuiti in modo graduale sui dispositivi, senza annunci in pompa magna e senza che serva alcun intervento manuale da parte di chi possiede il telefono.

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