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Galaxy Watch9, primo aggiornamento con i Seamless Update

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Il primo aggiornamento software di Samsung Galaxy Watch9 è arrivato, e a sorprendere non è tanto il contenuto del pacchetto quanto il modo in cui viene installato. Lo smartwatch presentato a fine luglio insieme a Galaxy Watch Ultra2 ha iniziato in queste ore a ricevere il suo primo update, e per la prima volta su un dispositivo indossabile della casa coreana l’installazione avviene con il sistema dei Seamless Update, quello che permette di aggiornare il dispositivo mentre lo si sta usando. Un decennio, tanto è passato da quando Google ha introdotto questa tecnologia con Android 7.0 Nougat. Samsung se l’è presa comoda, diciamo così. Ha rotto il ghiaccio soltanto nel 2024 con Galaxy A55, poi ha esteso il sistema alla serie Galaxy S25 e adesso, finalmente, tocca anche ai wearable.

Come funzionano i Seamless Update su Galaxy Watch9

Il meccanismo si basa sulle partizioni A/B di Android, un’architettura che divide in due la memoria di sistema. Mentre una partizione resta attiva e tiene in funzione l’orologio, l’altra viene aggiornata in background senza che l’utente se ne accorga. Al termine dell’operazione basta un riavvio rapido, questione di pochi secondi, e il dispositivo si ritrova con il software nuovo già pronto all’uso.

Chi ha vissuto l’esperienza degli aggiornamenti tradizionali sugli smartwatch sa bene di cosa si parla. L’orologio bloccato per diversi minuti, la barra di avanzamento che sembra non muoversi mai, l’impossibilità di controllare le notifiche o di far partire un allenamento. Con i seamless update tutto questo sparisce, o quasi. Il tempo di attesa si riduce drasticamente e la routine quotidiana non viene interrotta.

Per il resto, il pacchetto in distribuzione su Galaxy Watch9 è piuttosto contenuto. Si parla di un file OTA da circa 193 MB che porta con sé le patch di sicurezza di agosto 2026. Niente funzioni inedite, nessun cambiamento visibile nell’interfaccia. La vera novità, appunto, sta nel come e non nel cosa.

Disponibilità e procedura di installazione

Al momento l’aggiornamento risulta avvistato soltanto sulla versione Bluetooth di Galaxy Watch9, mentre la variante 4G dovrebbe ricevere lo stesso pacchetto entro breve. Anche Galaxy Watch Ultra2, il modello più ambizioso della gamma lanciato in contemporanea, con ogni probabilità seguirà a stretto giro. Il rilascio, va detto, era già stato individuato in Corea del Sud verso la fine di agosto 2026, quindi la distribuzione su scala più ampia era prevedibile.

Chi possiede uno di questi orologi e vuole verificare manualmente la presenza dell’update può farlo dallo smartphone abbinato. Il percorso passa dall’app Galaxy Wearable, poi bisogna entrare in Impostazioni orologio, quindi Aggiornamento software orologio e infine Scarica e installa. A quel punto compare l’opzione Installa ora, che avvia la procedura. Va ricordato che i rilasci di questo tipo avvengono in modo graduale, per aree geografiche e per lotti di dispositivi, quindi non tutti vedranno la notifica nello stesso momento. Capita spesso che passino giorni tra il primo avvistamento e la disponibilità effettiva su un determinato mercato.

Cosa cambia davvero per chi usa l’orologio

L’adozione dei seamless update sui wearable Samsung ha un peso che va oltre il singolo aggiornamento di agosto. Significa che tutti i futuri pacchetti software destinati a Galaxy Watch9, comprese le patch mensili e gli aggiornamenti più corposi di sistema, dovrebbero seguire la stessa logica. Meno tempo di inattività, meno frustrazione, meno tentazione di rimandare l’installazione a un momento più comodo che poi non arriva mai.

C’è anche un aspetto legato alla sicurezza che merita attenzione. Quando aggiornare diventa indolore, gli utenti tendono a farlo più spesso e più rapidamente, il che riduce la finestra di esposizione alle vulnerabilità note. Non è un dettaglio da poco su un dispositivo che raccoglie dati sanitari, posizione e notifiche personali. Il ritardo con cui Samsung ha portato questa tecnologia sui propri orologi resta comunque significativo, considerando che parliamo di una funzione disponibile in Android da dieci anni.

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