Chi mastica un po’ di sicurezza informatica e ama portarsi dietro gli strumenti del mestiere conosce bene Flipper Zero, quel piccolo gadget arancione diventato quasi un simbolo per gli appassionati di hacking e diagnostica wireless. Ha però un difetto che salta all’occhio, letteralmente. La sua forma è troppo riconoscibile, troppo particolare, e in certi contesti questo diventa un problema serio. Basta pensare a un controllo in aeroporto o a qualsiasi ambiente delicato, dove tirare fuori un oggetto del genere significa attirare sguardi e domande che nessuno vorrebbe affrontare.
Ed è qui che entra in gioco una proposta diversa, comparsa di recente su PCBWay e chiamata 4G Hacker Phone. L’idea di fondo è tanto semplice quanto furba. Costruire un dispositivo che assomigli a un comune smartphone, capace di mescolarsi tra la folla senza dare nell’occhio, ma che sotto la scocca nasconde un vero coltellino svizzero per l’hacking e l’analisi delle reti wireless. Niente che gridi al mondo cosa sia davvero.
Il progetto di John Breeze e la scelta del mimetismo
A firmare il dispositivo è John Breeze, che ha deciso di andare nella direzione opposta rispetto a quasi tutti gli altri gadget pensati per gli appassionati di cybersecurity. Di solito questi strumenti puntano su antenne esterne, design vistosi, forme che li rendono immediatamente identificabili. Qui invece la parola d’ordine è discrezione. Il 4G Hacker Phone è stato progettato per sembrare un telefono qualunque, al punto che le sue dimensioni ricalcano quelle del primo iPhone, quello uscito nel lontano 2007.
Il vantaggio è doppio. Da un lato il dispositivo passa completamente inosservato nella vita di tutti i giorni, e questo per chi lavora in determinati ambiti non è un dettaglio da poco. Dall’altro c’è una scelta tecnica che cambia parecchio l’esperienza d’uso. Tutto si gestisce tramite touch screen, mandando in soffitta i controlli fisici come il D-Pad che caratterizza il Flipper Zero.
Una decisione che porta con sé pregi e qualche compromesso. Il D-Pad, va detto, resta comodo per alcune operazioni precise, dove avere un comando fisico sotto le dita fa la differenza. Per altre attività, però, diventa lento e francamente noioso da usare. Senza contare i possibili grattacapi sul fronte dell’affidabilità nel lungo periodo, perché i componenti meccanici tendono a usurarsi più di un’interfaccia touch. Affidarsi allo schermo, in quest’ottica, sembra una scommessa ragionata sul futuro del dispositivo.