Il Web come lo conosciamo poggia su tre pilastri ormai consolidati da decenni: HTML per i contenuti, CSS per la parte visiva, JavaScript per il comportamento. Eppure Flipbook.page prova a ribaltare tutto, proponendo un sito interamente governato dai modelli generativi AI, dove ogni singola pagina non esiste finché qualcuno non la richiede. Niente link tradizionali, niente elementi cliccabili nel senso classico: ogni schermata è un’immagine generata in tempo reale, e ogni interazione ne produce una nuova. Il risultato è qualcosa che assomiglia più a un flusso visivo continuo che a un sito Web nel senso tradizionale del termine.
Il progetto nasce dal lavoro di un piccolo team formato da Zain Shah, Eddie Jiao e Drew Carr. L’obiettivo non è costruire un’alternativa ai siti classici tanto per fare, ma sperimentare un modo completamente diverso di accedere alle informazioni. Niente pagine strutturate, niente albero DOM, niente URL deterministici. Tutto ciò che appare sullo schermo è il prodotto di un processo generativo. Anche il testo non viene sovrapposto come layer HTML: è disegnato pixel per pixel dentro l’immagine stessa. Questo significa che non è possibile selezionarlo, non esistono metadati strutturati, e la navigazione funziona in modo radicalmente diverso da qualsiasi cosa vista finora.
Flipbook.page si definisce un “infinite visual browser”: quando si clicca su una porzione dell’immagine, il sistema interpreta l’intento analizzando le coordinate e il contesto visivo, e genera una nuova scena che approfondisce quell’elemento. È un meccanismo simile alla segmentazione delle immagini, dove il sistema identifica oggetti, testo o aree rilevanti e costruisce una query implicita per produrre la schermata successiva. Ogni clic crea un nuovo contesto, senza mai tornare a una struttura gerarchica classica.
Da dove arrivano le informazioni e quanto sono affidabili
Le informazioni mostrate in Flipbook.page non vengono da un’unica fonte. Il sistema combina un meccanismo di agentic Web search, che effettua ricerche online in tempo reale, con la conoscenza interna del modello generativo. Un agente AI raccoglie dati rilevanti e li integra con ciò che il modello già sa. Il contenuto che ne esce somiglia a quello prodotto da sistemi come ChatGPT o Gemini: generalmente coerente, spesso utile, ma non sempre impeccabile.
E qui sta il punto dolente. Senza link espliciti né citazioni, diventa complicato verificare l’origine delle informazioni. Per fare un esempio concreto: cercando “Linux” nella barra di ricerca, il flipbook generato risulta interessante ma pieno di imprecisioni. La shell viene rappresentata come uno strato intermedio fisso tra user space e kernel, quando in realtà è un programma utente come qualsiasi altra applicazione. L’indicazione “Open Source: Licensed under GPL” sembra riferirsi all’intero sistema Linux, mentre vale soprattutto per il kernel. La trattazione, insomma, per ora resta superficiale: i flipbook funzionano come infografiche che fotografano le tematiche principali senza offrire approfondimenti o spunti critici.
Video generati, costi computazionali e prospettive future
Tra le funzionalità più sperimentali c’è il cosiddetto live video stream: Flipbook.page riesce a mostrare sequenze di immagini generate e interpolate tra loro per creare transizioni fluide. Il sistema combina un modello di generazione video ottimizzato con il motore di generazione immagini, con l’obiettivo dichiarato di fonderli in un’unica architettura. Il costo computazionale, però, è elevato. Generare frame in sequenza richiede molta potenza di calcolo e introduce latenza, tanto che la funzione è opzionale e il servizio risulta spesso indisponibile o richiede attese di diversi minuti per smaltire la coda di utenti.
Non esiste caching nel senso classico: ogni pagina è unica, generata su richiesta, il che rende difficile ottimizzare le prestazioni come nei siti Web convenzionali. Niente SEO, niente scraping, niente API tradizionali. Il team di Flipbook.page immagina però un’evoluzione in cui il sistema non si limiti a esplorare informazioni, ma esegua anche azioni concrete: prenotare un viaggio, compilare moduli, gestire dati, tutto dentro un’interfaccia visiva generata in tempo reale.