Ferrari motore elettrico V8 è la sigla che racchiude una delle idee più curiose mai uscite da Maranello negli ultimi tempi. La Casa modenese sta lavorando su soluzioni piuttosto stravaganti per cambio e frizione, cercando di accontentare quella clientela dal palato fine che fatica ancora a innamorarsi delle vetture moderne. La delusione vissuta nel giorno del lancio della Ferrari Luce ha spinto i tecnici emiliani a guardare altrove, verso tecnologie inedite. E proprio da lì arriva un brevetto che potrebbe segnare uno spartiacque per il marchio.
A Maranello hanno ragionato in modo originale: sovrapporre più motori elettrici in una configurazione a V è parso così sensato da arrivare fino al deposito del brevetto. Il punto di partenza è semplice. I motori elettrici hanno un vantaggio prestazionale netto rispetto a quelli a benzina, anche se il peso resta un fattore da non sottovalutare. Una coppia di propulsori capace di erogare 1.000 cavalli su un’auto stradale ormai viene quasi data per scontata nell’automotive di nuova generazione. Quello che fa davvero la differenza, però, è l’esperienza di guida.
L’idea che arriva da Maranello
Per ora la Casa non sembra intenzionata a produrre motori termici della potenza della Luce, ma c’è una vecchia guardia di collezionisti che considera le auto di oggi poco attraenti. Ancora prima della presentazione della prima elettrica nella storia del Cavallino, i tecnici hanno messo nero su bianco questo progetto: un motore con configurazione a V fatto interamente di unità elettriche. Per dargli forma servirebbe un blocco motore, o almeno una struttura metallica grande e robusta che ne imiti l’aspetto.
Nello spazio normalmente occupato da un cilindro con pistone, gli ingegneri potrebbero piazzare un pacco batteria. Insomma, qualcosa che sembra una cosa ma in realtà è tutt’altro, pensato per offrire un’immagine più green. Otto motori lavorerebbero insieme per inviare la loro coppia esattamente dove di solito si trova l’albero motore. Quest’ultimo risulterebbe collegato a un grande ingranaggio. Ogni “cilindro” avrebbe il suo meccanismo, e tutti sarebbero collegati tra loro. A un’estremità troverebbero posto un pignone e una corona dentata. Niente complessità degli ingranaggi satelliti, ovvero quelle ruote dentate che girano attorno a un ingranaggio centrale dentro un anello esterno.
Una soluzione davvero percorribile?
L’obiettivo degli ingegneri Ferrari è chiaro: riprodurre un propulsore che, visto da fuori, sembri un V8 vero. Al posto dei cavi delle candele ci sarebbero cavi ad alta tensione, e al posto del distributore un inverter o un altro modulo di controllo elettronico. Il design, secondo l’azienda, dovrebbe richiamare quello di un motore termico, ma con un risvolto pratico.
Ferrari vorrebbe persino far circolare il liquido di raffreddamento attraverso il blocco, proprio come accade su un’unità a benzina, così da raggiungere la giusta temperatura. La soluzione, però, appare estremamente complessa per uno scopo che resta in gran parte estetico. Viene da chiedersi perché l’industria delle quattro ruote si sia complicata così tanto la vita, tra pedali della frizione fittizi, cambi assurdi e sonorità ricostruite a tavolino. Certe idee rivoluzionarie sarebbero state cestinate senza pensarci due volte da Enzo Ferrari e Luca Cordero di Montezemolo. Ma i tempi cambiano, e i presidenti pure.