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Negli Stati Uniti l’energia pulita sta vivendo un’espansione che pochi avrebbero previsto sotto l’amministrazione Trump, e i numeri lo dicono meglio di qualsiasi dichiarazione politica. Le nuove installazioni cresceranno quest’anno di 45 gigawatt, un record assoluto secondo le stime di S&P Global Energy, l’equivalente del consumo elettrico medio della Turchia. Circa il 25 per cento in più rispetto al precedente primato del 2024. Il tutto mentre la Casa Bianca continua a raccontare una storia diversa, fatta di petrolio e gas.
Il paradosso è evidente. Il presidente ha promesso in campagna elettorale di frenare le rinnovabili, ha smembrato il progetto Esmeralda 7 in Nevada che sarebbe diventato il più grande impianto solare del paese, ha tagliato i crediti d’imposta con il One Big Beautiful Bill Act e ha messo i bastoni tra le ruote all’iter autorizzativo di oltre 150 progetti eolici onshore. Eppure il solare crescerà nel 2026 di quasi un terzo e l’eolico di quasi il 50 per cento. Il solare metterà a segno un altro record nel 2027, l’eolico invece arretrerà per poi riprendersi.
La domanda elettrica corre e nessuno può permettersi di aspettare
Dietro questa accelerazione c’è soprattutto la fame di elettricità. Il consumo americano è destinato a salire del 39 per cento entro il 2035 secondo la società di consulenza ICF, spinto dai data center legati all’intelligenza artificiale e dall’elettrificazione di elettrodomestici e trasporti. Un cambio di passo netto, dopo oltre un decennio di domanda sostanzialmente piatta. “C’era una promessa elettorale contro le rinnovabili, ma allo stesso tempo si stanno rendendo conto che non se ne può fare a meno”, ha spiegato Izzet Bensusan, amministratore delegato di Captona, gruppo che investe in infrastrutture energetiche. “Non vedo uno scenario in cui la domanda di energia si appiattisce”.
Poi c’è la questione dei tempi. Solare ed eolico sono tra le fonti più rapide ed economiche da aggiungere alla rete: secondo il think tank RMI servono meno di due anni per un nuovo impianto, contro almeno tre per un progetto a gas. Sul fronte dei costi, la banca d’affari Lazard calcola che i produttori vadano in pareggio vendendo elettricità solare a circa 35 euro per megawattora ed eolica a circa 34, contro almeno 44 euro per il gas. Cifre che però non tengono pienamente conto degli aggiornamenti di rete e delle batterie necessarie a compensare l’intermittenza. C’è anche un effetto scadenza. Le regole dell’OBBBA hanno lasciato agli sviluppatori tempo fino al 4 luglio per avviare i cantieri e fino al 2030 per completarli. “La scadenza ha spinto gli sviluppatori a correre e ad aprire i cantieri”, ha osservato John Murray, analista delle rinnovabili di S&P Global. E i margini futuri promettono bene, visto che i prezzi dell’elettricità sono attesi in rialzo tra il 40 e il 120 per cento una volta esauriti i sussidi dell’Inflation Reduction Act voluto da Biden. “Sinceramente, è un buon momento per fare lo sviluppatore”, ha commentato Ethan Zindler di BloombergNEF. “I data center hanno bisogno di energia, e ne hanno bisogno praticamente ieri”.
Uragani, guerra e tribunali
Anche le famiglie stanno spingendo. Gli investimenti dei consumatori in pannelli fotovoltaici domestici, batterie e veicoli a zero emissioni hanno guidato la spesa in energia pulita nel secondo trimestre del 2026, con un balzo del 45 per cento rispetto al trimestre precedente e del 21 per cento sullo stesso periodo del 2025, stando ai dati del Rhodium Group. “In Florida molti stanno installando batterie domestiche per avere corrente anche durante un uragano”, ha raccontato Hannah Hess, direttrice della divisione energia e clima di Rhodium. “E con la guerra in Iran che ha fatto salire i prezzi dei carburanti, si vedono più acquisti di veicoli elettrici e ibridi”.
I tribunali hanno frenato l’offensiva contro il verde. Un giudice federale in Oregon ha ordinato al Pentagono di smettere di bloccare lo sviluppo eolico a terra, e le corti hanno respinto tutti e cinque i tentativi dell’amministrazione di fermare i cantieri offshore lungo la costa orientale. Nel frattempo la portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers rivendica “una produzione record di petrolio e gas” e la fine dei sussidi a fonti definite costose e inaffidabili. Sul terreno, però, il tono cambia. “Sul fronte dei permessi abbiamo scoperto che l’amministrazione è piuttosto pragmatica”, ha detto Cliff Graham, amministratore delegato della società Avantus. “C’è moltissima terra tra Reno, Tucson e Barstow, dove non esiste uso migliore del solare abbinato allo stoccaggio”.










