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L’Ecobonus potrebbe tornare a pesare di più sulle tasche di chi ristruttura, e nel senso giusto. Il Governo sta infatti valutando l’ipotesi di riportare la detrazione dall’attuale 50% al 65%, esattamente il livello che era in vigore fino al 2024. Non si tratta di un ritocco simbolico, perché su interventi che spesso superano le diverse migliaia di euro quei 15 punti percentuali in più fanno una differenza concreta, spalmata poi su dieci anni di dichiarazioni dei redditi.
La misura, però, avrebbe un perimetro ben definito. L’aliquota maggiorata riguarderebbe soltanto l’abitazione principale, quella in cui si vive davvero, mentre per le seconde case la percentuale resterebbe ferma al 36%. Una distinzione che negli ultimi anni è diventata il criterio guida di quasi tutte le agevolazioni edilizie, con l’idea di premiare chi interviene sulla casa di residenza piuttosto che su immobili usati poche settimane l’anno.
Come funzionerebbe l’Ecobonus potenziato
Il cosiddetto Ecobonus potenziato troverebbe copertura all’interno dei 14 miliardi di euro destinati alla transizione energetica. Nessuna rivoluzione sul fronte degli interventi ammessi, che resterebbero quelli già noti a chi ha avuto a che fare con pratiche di questo tipo. Dentro ci sarebbero gli infissi, le pompe di calore, i condizionatori, i sistemi ibridi, il solare termico, le schermature solari e i cappotti termici.
In pratica il meccanismo non cambia nella sostanza. Si esegue il lavoro, si documenta tutto, e poi si recupera una quota della spesa sotto forma di detrazione fiscale ripartita in dieci rate annuali di pari importo. Quello che cambierebbe è la fetta recuperabile, più generosa rispetto a oggi. Per una famiglia che sostituisce i serramenti di casa o installa una pompa di calore, il passaggio dal 50 al 65% significa rientrare più in fretta di una parte importante dell’investimento iniziale.
Va detto che si parla ancora di una proposta al vaglio, non di una norma già scritta e approvata. Ma il segnale è chiaro e va nella direzione di rendere di nuovo più appetibili gli interventi di efficienza energetica dopo la stagione di ridimensionamento dei bonus casa.
Infissi in testa alla classifica degli interventi
I numeri raccolti dall’Enea raccontano bene dove vanno a finire i soldi degli italiani quando si parla di riqualificazione energetica. Al primo posto, con largo margine, c’è la sostituzione degli infissi. Subito dopo arrivano i cappotti termici e poi le pompe di calore. Un ordine che ha una sua logica molto pratica, perché cambiare le finestre è l’intervento meno invasivo, più rapido e con un ritorno percepibile quasi da subito in termini di comfort e bollette.
Complessivamente, gli investimenti che rientrano nel perimetro dell’Ecobonus valgono circa 3,6 miliardi di euro ogni anno. Una cifra che dà la misura di quanto questo strumento sia diventato strutturale per il settore edilizio italiano, ben oltre la fase eccezionale legata ad altri incentivi più discussi.
L’eventuale ritorno al 65% avrebbe quindi un impatto diretto su un mercato già consolidato, fatto di piccoli e medi interventi diffusi sul territorio piuttosto che di grandi cantieri. Il tipo di lavori che una famiglia decide di affrontare quando le finestre lasciano passare spifferi o quando la vecchia caldaia comincia a dare problemi, e che con una detrazione al 65% diventerebbero una scelta economicamente più sostenibile.
Per le seconde case, invece, la soglia del 36% resterebbe il riferimento, confermando la linea di separazione tra prima e seconda abitazione che ormai attraversa l’intero impianto delle agevolazioni sulla casa.








