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DuckStation ritorna su Android, e per gli appassionati di retrogaming è una notizia che in pochi si aspettavano. L’emulatore PS1 open source, ritenuto da molti la soluzione migliore per far girare i titoli della prima PlayStation sul sistema operativo di Google, sembrava destinato a sparire dopo che il suo sviluppatore ne aveva annunciato la fine a inizio 2026. Invece il progetto è ripartito, e lo ha fatto con una veste completamente rinnovata che arriva adesso in versione beta.
Il percorso è stato piuttosto rapido. Dopo la comparsa di una prima build alpha l’11 ottobre, il programma è approdato ufficialmente alla fase beta il 31 ottobre 2026. Nel giro di appena tre settimane si è quindi passati da un software sperimentale, pensato per pochissimi tester, a una versione più matura e aperta a una platea decisamente più ampia di utenti.
Riscritto da zero in Jetpack Compose
La novità più importante riguarda il cuore dell’applicazione. DuckStation per Android è stato infatti completamente riscritto in Jetpack Compose, il toolkit moderno con cui si costruiscono le interfacce delle app sul robottino verde. Non si tratta quindi di un semplice aggiornamento o di qualche ritocco qua e là, ma di un vero e proprio rifacimento che cambia il modo in cui il programma è stato progettato.
I risultati si vedono soprattutto nell’uso quotidiano. L’app si presenta ora con un’interfaccia più intuitiva, più semplice da navigare anche per chi non ha grande familiarità con il mondo degli emulatori, e con prestazioni migliorate rispetto al passato. A questo si aggiunge il supporto a 19 lingue, un dettaglio che rende il simulatore della vecchia console Sony accessibile a un pubblico internazionale piuttosto vasto, italiani compresi.
Per gli appassionati che temevano di dover rinunciare a uno degli strumenti più apprezzati della categoria, il ritorno dell’emulatore rappresenta insomma una piacevole sorpresa. E arriva con una base tecnica nuova di zecca, costruita su fondamenta più moderne rispetto a quelle della versione precedente.
Una beta da maneggiare con cautela
Trattandosi di una versione beta, però, è bene non aspettarsi un prodotto perfetto. Il software potrebbe contenere ancora diversi bug, ed è proprio per questo che l’installazione viene consigliata soltanto a chi desidera partecipare attivamente al processo di sviluppo. L’idea è semplice: provare l’app, individuare eventuali malfunzionamenti e segnalarli, possibilmente “in modo cortese”, come viene esplicitamente richiesto.
Chi invece cerca un’esperienza stabile e senza intoppi farebbe meglio ad attendere una release definitiva. Una beta serve proprio a raccogliere riscontri dagli utenti e a sistemare le imperfezioni prima del rilascio finale, quindi qualche inciampo durante le sessioni di gioco va messo in conto.
Sul fronte della compatibilità i requisiti sono piuttosto accessibili. Per installare l’emulatore serve uno smartphone o un tablet con Android 7 o versioni successive, una soglia che include la stragrande maggioranza dei dispositivi oggi in circolazione. Il programma viene distribuito tramite file APK, da scaricare e installare manualmente sul proprio dispositivo.
Fonte: TecnoAndroid


