Vai al contenuto
Offerte

DuckDuckGo: un utente su tre confida segreti ai chatbot AI

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

Condividere segreti con un chatbot AI è diventato più comune di quanto si immagini, e un nuovo sondaggio firmato DuckDuckGo mette nero su bianco quanto le persone raccontino a un’intelligenza artificiale cose che non direbbero nemmeno agli amici più stretti. Quasi un utente su tre, secondo la ricerca, ha confidato a un assistente virtuale qualcosa che non ha mai rivelato a familiari, colleghi o personale medico. Tra chi si definisce entusiasta dell’AI la percentuale sale al 56%.

Il punto centrale, spiega l’azienda che da anni fa della ricerca senza tracciamento il proprio marchio di fabbrica, è la natura stessa della conversazione. Una ricerca sul web tradizionale si esaurisce in poche parole, mentre una chat con un modello linguistico invita a scrivere di più, a spiegarsi, a raccontare. Le query rivelano interessi, le conversazioni con l’AI rischiano di rivelare processi mentali, modi di comunicare e molto altro ancora.

DuckDuckGo: cosa non sanno gli utenti sulla privacy delle conversazioni

I numeri raccolti tra circa 2.000 adulti statunitensi disegnano un quadro di scarsa consapevolezza. Il 53% degli intervistati non sapeva, oppure non era sicuro, che la maggior parte dei chatbot utilizza per impostazione predefinita le conversazioni per addestrare i propri modelli. Solo il 25% era al corrente del fatto che le chat con un’intelligenza artificiale possono essere richieste dalle forze dell’ordine tramite procedura giudiziaria.

E quando l’informazione arriva, la reazione cambia parecchio. Una volta scoperto come vengono usati i loro scambi, il 58% delle persone si dichiara a disagio all’idea che quelle parole finiscano nel calderone dell’addestramento. Il 30% specifica di sentirsi molto a disagio. Un salto notevole rispetto all’indifferenza iniziale, segno che il problema non è tanto la mancanza di attenzione quanto la mancanza di informazioni chiare.

C’è poi un dato che spacca il campione in due in modo abbastanza netto. I genitori, o chi ha figli in casa, si confidano con l’intelligenza artificiale quasi il doppio rispetto a chi non ne ha. Tra i genitori che usano questi strumenti, il 43% ha raccontato a un chatbot qualcosa che non aveva mai condiviso con un’altra persona. La cifra scende al 25% tra gli utenti senza figli conviventi.

Fiducia bassa verso aziende e istituzioni

DuckDuckGo non le manda a dire sulle responsabilità del settore. Secondo l’azienda, le società che sviluppano modelli di AI hanno cavalcato questa tendenza, incoraggiando nelle campagne pubblicitarie e nelle apparizioni pubbliche l’idea del chatbot come confidente, anche se quelle conversazioni non sono private quanto gli utenti vengono portati a credere.

Sul fronte della fiducia il quadro resta grigio per tutti. Le grandi aziende di intelligenza artificiale se la cavano appena meglio del governo statunitense quando si tratta di proteggere i dati personali, ma lo scetticismo è alto in entrambi i casi. Il 39% degli intervistati ha dichiarato di non avere alcuna fiducia nelle big dell’AI, contro il 48% che ha detto la stessa cosa a proposito delle istituzioni federali.

La finestra per cambiare abitudini è ancora aperta

L’aspetto più interessante della lettura che DuckDuckGo dà dei propri dati riguarda il senso di rassegnazione. Quando si parla di privacy online legata a motori di ricerca e browser, molti alzano le mani e pensano che ormai sia troppo tardi, che i loro dati siano già finiti chissà dove. L’azienda ribalta il ragionamento: l’informazione più preziosa che si può consegnare alle grandi piattaforme tecnologiche è la prossima domanda, non quelle poste giorni, mesi o anni fa. Per questo, sostiene, non è mai troppo tardi per passare a servizi più rispettosi dei dati personali.

Le abitudini legate ai chatbot sono ancora giovani, e questo lascia margine di manovra. Tra le raccomandazioni pratiche c’è quella di scegliere servizi con politiche di gestione dei dati più chiare e trasparenti, controllando cosa succede alle conversazioni una volta chiuse. Un gesto piccolo, che però pesa parecchio considerando quante confidenze finiscono ogni giorno dentro una finestra di chat.

Condividi:
138 Condivisioni