Toccherà a un’azienda di Milano provare a costruire un modello AI europeo capace di tenere testa a Stati Uniti e Cina. La Commissione Europea ha assegnato la Frontier AI Grand Challenge al consorzio EUROPA, guidato da Domyn, società fondata nel 2016 con il nome iGenius. Sulla carta è una notizia che farà piacere a chi ripete da anni una cosa semplice: il Vecchio Continente deve smettere di dipendere da chi sta oltreoceano e da Pechino quando si parla di intelligenza artificiale.
Il piano è ambizioso. Si tratta di sviluppare un modello general purpose open source con supporto pieno alle 24 lingue ufficiali dell’Unione Europea. E qui c’è un punto che non va sottovalutato, perché la maggior parte dei modelli in circolazione tratta lingue come l’italiano, il rumeno o il maltese quasi come fossero di serie B. Il bando fissava una soglia minima di 400 miliardi di parametri, spingendo verso architetture Mixture-of-Experts, quelle dove il totale dei parametri supera di gran lunga quelli che vengono effettivamente attivati per ogni singola elaborazione.
Perché 400 miliardi di parametri sono solo un punto di partenza
Conviene mettere le cose in prospettiva. Nel 2026 quei 400 miliardi di parametri non rappresentano affatto il vertice tecnico assoluto. DeepSeek-V3 ne aveva già 671 miliardi nel 2024, mentre Kimi K2 di Moonshot AI ne dichiara addirittura un trilione. Insomma, si parla di una soglia minima da cui partire, non di un traguardo da raggiungere.
Per portare avanti il lavoro, il consorzio avrà accesso fino al 2,5% della capacità di calcolo complessiva di EuroHPC per un anno. E attenzione, EuroHPC non è un singolo supercomputer ma una rete di macchine distribuite in tutta Europa. Ci sono JUPITER in Germania, primo sistema europeo in classe exascale, Leonardo in Italia, LUMI in Finlandia e MareNostrum 5 in Spagna. Una potenza di fuoco notevole, almeno sulla carta.
Domyn, va detto, non arriva dal nulla. Prima di guidare questo consorzio aveva già avviato il progetto Colosseum, un’infrastruttura di calcolo sviluppata insieme a NVIDIA e alla società emiratina G42, con un investimento dichiarato di circa 920 milioni di euro spalmati su cinque anni. E ha pure già rilasciato Domyn Large, un modello da 260 miliardi di parametri disponibile tramite Microsoft Foundry. Non parliamo quindi di uno sconosciuto. Resta però una distanza concreta tra un modello da 260 miliardi già funzionante e uno da 400 miliardi da costruire interamente per conto dell’Unione.
La parte difficile deve ancora iniziare
La vera sfida, a ben guardare, non è soltanto tecnica. Mettere in piedi un modello AI che funzioni davvero in tutte e 24 le lingue, che sia open source e che riesca a reggere il confronto con i giganti americani e cinesi, richiede risorse enormi, tempo e soprattutto una governance agile. E l’agilità, diciamolo, non è esattamente la qualità per cui l’Europa si è fatta conoscere finora.
La scelta di affidarsi a Domyn suona comunque come un segnale di fiducia verso il tessuto industriale italiano. Un riconoscimento che pesa. Il lavoro vero, quello pesante, deve però ancora cominciare.