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Disney+ senza Dolby Vision e HDR: abbonati chiedono il rimborso

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Gli abbonati Disney+ in Europa hanno deciso di passare al contrattacco. Al centro della protesta c’è il taglio delle funzioni video legate alla qualità dell’immagine, a partire dalla rimozione del Dolby Vision avvenuta a giugno, seguita poco dopo dalla sparizione del 4K HDR, che in un secondo momento è stato ripristinato solo in parte. Gli utenti non si limitano a lamentarsi ma chiedono un abbassamento automatico dei prezzi e un risarcimento che arrivi a tutti, senza dover inseguire moduli o procedure complicate.

La richiesta passa attraverso le associazioni dei consumatori. A livello comunitario si è mossa Euroconsumers, mentre in Italia la battaglia è portata avanti da Altroconsumo. L’obiettivo dichiarato è ottenere un rimborso equo, trasparente e soprattutto automatico per ogni abbonato colpito dai cambiamenti decisi dalla piattaforma, senza che sia il singolo cliente a doversi attivare per far valere i propri diritti.

Un quadro tecnico ancora poco chiaro per Disney+

La situazione attuale resta piuttosto confusa e non aiuta a rasserenare gli animi. Il Dolby Vision è stato eliminato in modo definitivo e su questo non sembrano esserci margini di ripensamento. Diverso il discorso per il 4K, che però non è ancora tornato disponibile per tutti gli utenti, creando di fatto abbonati di serie A e di serie B pur a parità di spesa mensile.

Ancora più delicata la posizione dell’HDR, che continua a mancare all’appello. Proprio questa tecnologia, insieme alla risoluzione elevata, rappresenta uno dei motivi principali per cui molte persone scelgono il livello più alto dell’offerta. Chi paga per avere la migliore esperienza visiva possibile si ritrova così con un servizio ridimensionato rispetto a quanto sottoscritto, e senza una tempistica precisa per il ritorno delle funzioni perse.

Nel frattempo il prezzo non si è mosso di un centesimo. Il piano Premium di Disney+ continua a costare 15,99 euro al mese, esattamente come prima dei tagli. A rendere la vicenda ancora più spinosa c’è il modo in cui l’abbonamento viene presentato al pubblico, visto che la piattaforma lo promuove ancora come dotato di 4K UHD & HDR, cioè proprio le caratteristiche che oggi risultano assenti o garantite solo a una parte della clientela.

Perché le associazioni bocciano le soluzioni proposte

Davanti alle proteste, Disney+ ha lasciato agli utenti la possibilità di chiedere un rimborso parziale oppure di recedere dal contratto entro 30 giorni. Una via d’uscita che sulla carta potrebbe sembrare ragionevole ma che le associazioni dei consumatori giudicano insufficiente. Il nodo sta tutto nel meccanismo: sono i clienti a doversi muovere in prima persona, mentre secondo Euroconsumers e Altroconsumo dovrebbe essere l’azienda a compensare in automatico chi ha subito il disservizio.

La differenza non è da poco. Una procedura su richiesta rischia di escludere tutti quegli abbonati che non vengono a conoscenza dell’opzione o che rinunciano per non perdere tempo, mentre un risarcimento automatico raggiungerebbe l’intera platea interessata. Allo stesso modo, la possibilità di disdire entro un mese non risolve il problema di chi vuole continuare a usare il servizio pagando un prezzo coerente con quello che effettivamente riceve.

Per questo la linea delle associazioni è netta e punta a due risultati concreti. Il primo è una riduzione del costo dell’abbonamento applicata senza bisogno di richieste da parte degli utenti, il secondo è un indennizzo trasparente ed equo destinato a tutti coloro che hanno pagato il piano Premium senza poter sfruttare le funzioni pubblicizzate. In caso contrario, sul tavolo c’è la prospettiva di sanzioni salatissime nei confronti di Disney, alla quale le organizzazioni dei consumatori hanno rivolto una serie di accuse precise legate proprio alla gestione di questa vicenda.

Fonte: TecnoAndroid

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