L’amministrazione Trump ha deciso di esentare i data center da alcuni limiti sull’inquinamento pensati in origine per contrastare le piogge acide. In pratica, le centrali elettriche che servono principalmente i data center non dovranno più far parte dell’Acid Rain Program previsto dal Clean Air Act. Una scelta che l’EPA, l’agenzia americana per la protezione ambientale, ha definito uno degli approcci “di buon senso alla regolamentazione” voluti dal presidente.
Il ragionamento gira attorno a un dettaglio tecnico. Queste centrali vengono chiamate “islanded”, cioè isolate, perché alimentano i data center e non le comunità di persone. Per questo motivo non saranno più obbligate a ridurre le emissioni di quelle sostanze che innescano le piogge acide, come l’anidride solforosa e gli ossidi di azoto. In giro per il paese ci sono quasi 60 impianti di questo tipo, già operativi o in costruzione, quasi sempre approvati con procedure accelerate dal governo.
“Garantire che gli Stati Uniti mantengano il primato nell’intelligenza artificiale è essenziale per la sicurezza nazionale e per la prosperità economica” ha dichiarato Aaron Szabo, assistente amministratore dell’EPA per l’aria e le radiazioni. Secondo alcune stime, i data center arriveranno a consumare il 20 percento dell’energia dell’intero paese entro circa otto anni. Tradotto, tantissima potenziale pioggia acida.
I danni ambientali e sanitari sotto i riflettori
Le piogge acide non sono un problema da poco. Sottraggono nutrienti al suolo, avvelenano laghi e fiumi fino a livelli letali, danneggiano le piante e corrodono il calcare. Sono dati che compaiono direttamente sul sito dell’EPA, il che rende la nuova posizione un po’ bizzarra, visto che l’agenzia stessa spiega quanto siano nocive queste sostanze. Poi c’è il capitolo salute. L’esposizione a quei gas può peggiorare i problemi respiratori e cardiaci nelle persone. Provoca tosse, irritazione delle vie aeree, difficoltà a respinare, fiato corto, prurito agli occhi e altri sintomi. Questi gas e le particelle inquinanti collegate restano nell’aria sia prima sia durante un episodio di pioggia acida. Anche qui, le informazioni arrivano dritte dall’EPA.
L’agenzia motiva la nuova linea guida sostenendo che le regole dell’Acid Rain Program valgono solo per le utility elettriche. Le centrali che alimentano i data center non rientrano in questa categoria, perché non offrono alcun servizio al pubblico. E su questo, va detto, c’è una certa onestà di fondo, dato che l’opinione pubblica percepisce già quanto poco utile risulti un moderno data center. Molte persone li detestano, soprattutto per motivi ambientali, economici e legati alla vita delle comunità.
La mossa presentata come risparmio in bolletta
C’è anche la questione dei costi. Se questi data center attingono energia esclusivamente dalle proprie reti elettriche, l’impatto sulle bollette dei cittadini potrebbe restare contenuto. Ma la ricerca su questo punto è tutt’altro che unanime. Alcuni studi suggeriscono che la situazione potrebbe addirittura peggiorare per i consumatori.
Non è la prima volta che l’amministrazione Trump sceglie i data center legati all’intelligenza artificiale a scapito dell’ambiente. Aveva sostenuto in tribunale la xAI di Elon Musk dopo che la NAACP aveva accusato l’azienda di inquinamento atmosferico. Lo stesso presidente Trump ha di recente invitato le comunità a smettere di opporsi ai data center. “Non potete combatterlo” ha detto. “Dovete accettarlo”.


