La cybersecurity automatizzata non è più un’opzione futuristica, è una necessità concreta. Le imprese italiane si trovano a fronteggiare minacce sempre più veloci, distribuite e gestite da sistemi che non dormono mai. E in questo contesto, la differenza tra un incidente contenuto e una crisi fuori controllo si gioca sui secondi, non sulle ore.
I numeri parlano chiaro: oltre il 60% degli attacchi informatici avviene fuori dall’orario lavorativo, cioè esattamente quando la capacità di reazione è al minimo. A livello globale, poi, il 72% delle imprese segnala un aumento significativo dei rischi cyber negli ultimi anni. Lo scenario si è evoluto a una velocità che molte organizzazioni non hanno ancora metabolizzato del tutto.
Per anni il modello di difesa si è appoggiato su Security Operations Center (SOC) costruiti su logiche prevalentemente reattive. Gli alert venivano raccolti, analizzati e gestiti da team umani, spesso con strumenti che non comunicavano granché tra loro. SMI Group, system integrator specializzato in cybersecurity e soluzioni ICT avanzate, evidenzia come questo approccio presenti oggi criticità ormai evidenti: tempi di risposta troppo lunghi, difficoltà di integrazione e una copertura che non copre davvero le 24 ore. Il modello SOC tradizionale, da solo, non basta più.
Attacchi alla velocità delle macchine e il modello Open MDR
I criminali informatici hanno già abbracciato l’automazione avanzata. Malware che si propagano in autonomia, attacchi coordinati su più vettori, exploit che sfruttano vulnerabilità appena rese pubbliche: tutto avviene a tempi macchina. Il tempo medio necessario a un attaccante per muoversi lateralmente dentro un’infrastruttura è sceso a circa 29 minuti, con alcuni attacchi che si sviluppano in pochi secondi. Reagire dopo qualche ora, come sottolinea SMI Group, significa mettere in campo una risposta sostanzialmente inutile perché del tutto tardiva.
La vera svolta sta nell’integrazione tra automazione e intelligenza artificiale nei modelli di difesa. Durante l’ultimo SMI Lab dedicato al modello Open MDR con SOC attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, è emerso un dato significativo: il tempo di risposta passa mediamente da circa 3 ore nei modelli tradizionali a circa 30 minuti grazie all’automazione e al monitoraggio continuo.
Open MDR (Managed Detection and Response) è un modello di sicurezza gestita che combina monitoraggio continuo, rilevamento delle minacce e risposta agli incidenti in un’unica piattaforma operativa. La componente “open” rappresenta il punto di forza principale: la capacità di integrare tecnologie di sicurezza eterogenee già presenti in azienda, dagli endpoint alla rete fino all’identità, evitando silos e costruendo una visione unificata delle minacce. In un modello tradizionale gli strumenti lavorano spesso in modo isolato, mentre con Open MDR eventi e segnali vengono correlati in automatico, rendendo più rapida l’individuazione di comportamenti anomali e attacchi complessi.
A tutto questo si aggiunge un SOC operativo h24 che elimina le finestre di inattività. Le attività di triage, analisi e risposta iniziale sono in larga parte automatizzate: il sistema filtra il rumore di fondo, identifica le minacce reali e attiva immediatamente le prime azioni di contenimento.
Il fattore umano cambia ruolo, non sparisce
Parlare di cybersecurity automatizzata non significa eliminare le persone dall’equazione. Significa piuttosto ridefinire cosa fanno e quando lo fanno. L’automazione gestisce le attività ripetitive, ad alta frequenza e a bassa complessità decisionale: raccolta dati, correlazione, triage iniziale, risposta immediata. L’intelligenza artificiale classifica, prioritizza e riduce l’incertezza. Il fattore umano entra in gioco nelle decisioni strategiche, nella validazione delle minacce più complesse e nella definizione delle azioni di remediation, ovvero quelle attività che servono a contenere, eliminare e risolvere una minaccia dopo il rilevamento.
Ridurre il tempo di risposta ha ricadute concrete: contenere la propagazione laterale di un attacco, limitare l’esfiltrazione dei dati, ridurre l’impatto operativo e reputazionale, abbattere i costi di remediation. In caso di attacchi multipli e simultanei, senza automazione la gestione parallela porta inevitabilmente a colli di bottiglia operativi. Con l’automazione è possibile orchestrare risposte coordinate su più fronti, mantenendo il controllo anche sotto stress elevato.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la dimensione organizzativa. L’introduzione di automazione e intelligenza artificiale presuppone una revisione dei processi, delle responsabilità e delle modalità decisionali. La cybersecurity diventa un ambito trasversale che coinvolge non solo il reparto IT ma anche il management e le funzioni di governance. Il ruolo di SMI Group è quello di accompagnare le organizzazioni in un percorso che non si limiti all’adozione di nuove tecnologie ma intervenga su modelli operativi e cultura aziendale, partendo dalla valutazione dello stato attuale fino all’integrazione delle piattaforme di sicurezza nei flussi decisionali. Senza questo livello di maturità, anche le tecnologie più avanzate rischiano di non esprimere il loro reale valore: è nell’equilibrio tra competenze, processi e strumenti che si costruisce una capacità di protezione davvero efficace nel tempo.