In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Una causa legale contro il governo degli Stati Uniti: è la mossa scelta da CXMT per uscire dalla blacklist del Dipartimento della Difesa, l’elenco che di fatto le ha tagliato le gambe sui mercati internazionali. L’azienda cinese sostiene di non avere alcun rapporto con l’esercito e di vendere le proprie memorie soltanto per usi civili e commerciali. Una posizione ribadita più volte, mentre sullo sfondo si muovono partite ben più grosse, dalle trattative con Apple alle nuove memorie LPDDR6 destinate al prossimo pieghevole di Xiaomi.
ChangXin Memory Technologies, questo il nome completo, è oggi il quarto produttore mondiale di DRAM. La quota di mercato resta piccola se paragonata a quella dei tre colossi che dominano il settore, ovvero Samsung, SK hynix e Micron, ma c’è una differenza sostanziale nel modello di business. Mentre i leader puntano soprattutto sulle HBM, le memorie ad alta banda che alimentano i server per l’intelligenza artificiale e che garantiscono margini decisamente più alti, l’azienda cinese si concentra sul segmento consumer.
Numeri in crescita e porte chiuse all’estero
Dopo la quotazione alla Borsa di Shanghai, CXMT è diventata la società cinese con la maggiore capitalizzazione di mercato. I conti del primo semestre 2026 raccontano una crescita che definire rapida è quasi riduttivo: le entrate sono più che raddoppiate rispetto all’intero 2025, arrivando a circa 20,5 miliardi di euro, con profitti per circa 10,5 miliardi di euro. Solo un anno prima il bilancio era in rosso. Il problema, per l’azienda, non sono i numeri ma la geografia. L’espansione fuori dai confini cinesi si è scontrata con le decisioni di Washington. L’amministrazione Biden aveva inserito il produttore nell’elenco 1260H del Pentagono, quello che raccoglie le realtà considerate militari a tutti gli effetti. La motivazione ufficiale parlava di collaborazione con l’Esercito Popolare di Liberazione. A febbraio era arrivata una rimozione temporanea, durata poco: a giugno l’amministrazione Trump ha rimesso il nome nella lista.
Le accuse al Pentagono e la difesa dell’azienda
Nel ricorso presentato, la società chiede l’esclusione dalla blacklist con parole piuttosto nette. Sostiene di non essere affiliata all’esercito cinese, di progettare, produrre e vendere i propri chip DRAM per uso civile e commerciale e non militare. Dalla designazione iniziale, si legge, i danni sono stati continui, sia sul piano della reputazione sia su quello commerciale. La decisione del Dipartimento della Difesa viene definita arbitraria, priva di fondamento probatorio e lesiva del diritto a un giusto processo. Il punto è che l’etichetta pesa anche sui rapporti con i clienti occidentali. Apple, per esempio, da diversi mesi sta cercando di ottenere l’autorizzazione necessaria per acquistare le DRAM prodotte dall’azienda cinese. I test di compatibilità, però, sono già partiti, segno che l’interesse è concreto e che l’ostacolo è puramente normativo.
LPDDR6 e il debutto sullo Xiaomi 18 Fold
Sul fronte industriale, intanto, si va avanti. CXMT ha avviato la produzione di massa delle memorie LPDDR6, l’ultimo standard per i dispositivi mobili. Il primo dispositivo a montarle sarà Xiaomi 18 Fold, il pieghevole equipaggiato con il chip XRING O3 atteso per settembre. Un debutto che vale più di una semplice fornitura, perché mostra come la filiera cinese stia costruendo prodotti di fascia alta usando componenti sviluppati in casa, dal processore alla memoria. E lo fa mentre la disputa legale con il Pentagono resta aperta, con l’azienda che punta a togliersi di dosso un’etichetta che considera ingiustificata e che, secondo la sua ricostruzione, continua a produrre effetti concreti sui rapporti commerciali costruiti fuori dalla Cina.










