Il rover Curiosity continua a regalare immagini sorprendenti dalla superficie di Marte, e l’ultima riguarda quello che gli scienziati hanno soprannominato un vero e proprio “mare di poligoni”. Peccato che, guardando le foto scattate dal rover a sé stesso, salti subito all’occhio un dettaglio meno entusiasmante: una delle sue ruote posteriori non se la passa affatto bene.
Chi ha seguito le esplorazioni marziane sa quanto possano essere affascinanti certi scorci. Questa volta Curiosity si è imbattuto in una distesa dall’aspetto quasi ordinato, con il terreno che si organizza in una serie di forme geometriche ripetute. Da qui il nome, un po’ poetico e un po’ tecnico, di “mare di poligoni“. Formazioni del genere raccontano molto della storia geologica del pianeta, dei cicli di espansione e contrazione del suolo, delle condizioni che hanno modellato quella superficie nel corso di tempi lunghissimi. Sono proprio dettagli come questi a rendere ogni nuova serie di scatti qualcosa di più di una semplice cartolina. Ogni immagine è un pezzo di puzzle che aiuta a ricostruire il passato di Marte, un pianeta che continua a nascondere più domande che risposte.
La ruota malandata e il piano della NASA
Il rovescio della medaglia arriva quando l’obiettivo si sposta sul rover stesso. Le foto mostrano chiaramente che la ruota posteriore di Curiosity ha visto giorni migliori. Anni di viaggio su un terreno tutt’altro che gentile, fatto di rocce affilate e superfici irregolari, hanno lasciato il segno. Buchi, crepe, deformazioni: il quadro non è dei più rassicuranti per chi tiene a questo instancabile esploratore.
La buona notizia è che alla NASA non si sono fatti cogliere impreparati. Anche a milioni di chilometri di distanza, con il rover che non può certo passare da un’officina, gli ingegneri hanno messo a punto una strategia per gestire il problema e prolungare il più possibile la vita operativa del mezzo. Il tutto pilotato comodamente dalla Terra, con aggiustamenti al modo in cui Curiosity si muove e affronta i tratti più insidiosi.
Non è la prima volta che le ruote del rover finiscono sotto osservazione. Il problema dell’usura è noto da tempo, e chi segue la missione ha imparato a conviverci, contando sull’ingegno di chi, da casa, riesce a tenere in vita una macchina che gira su un altro pianeta da più anni di quanti fossero previsti in origine. Resta l’immagine di un rover un po’ acciaccato ma ancora pienamente operativo, capace di regalare scoperte come quel curioso mare di poligoni che ora arricchisce l’album marziano di Curiosity.



