I PC economici rischiano di fare un salto indietro nel tempo, e non per scelta degli ingegneri o per qualche nuova filosofia minimalista. La colpa è tutta della crisi della RAM, che ha fatto schizzare i prezzi della memoria a livelli tali da costringere i produttori a tornare su configurazioni che sembravano ormai archiviate. Il risultato? Laptop di fascia base che si ritrovano con appena 8GB di RAM, anche tra i modelli appena usciti.
Quando il prezzo decide cosa finisce dentro un laptop
Fino a poco tempo fa la direzione sembrava chiara. La memoria cresceva, i 16GB diventavano lo standard ragionevole pure sui dispositivi più accessibili, e nessuno si sarebbe sognato di proporre un portatile nuovo con la metà di quella dotazione. Poi qualcosa si è incrinato. I prezzi della RAM hanno preso una rincorsa verso l’alto che ha messo in difficoltà l’intero comparto, e davanti a costi del genere chi assembla notebook si trova davanti a un bivio piuttosto scomodo.
Da una parte c’è la tentazione di alzare i listini, scaricando l’aumento direttamente sul cliente finale. Dall’altra, la strada più semplice per tenere basso il cartellino del prezzo: tagliare sulla memoria. E così si torna agli 8GB, una soglia che fino a ieri veniva considerata il minimo sindacale, quasi un limite da superare il prima possibile, e che adesso ricompare sui laptop nuovi come se nulla fosse.
Un trend che cambia direzione di colpo
Il punto è che questa scelta inverte un percorso che andava avanti da anni. La memoria nei dispositivi è sempre cresciuta, lentamente ma con costanza, perché il software diventa più pesante e le esigenze degli utenti aumentano. Vedere i notebook base tornare a configurazioni più magre suona quasi controintuitivo, eppure è quello che sta succedendo.
Non è un fenomeno isolato, tra l’altro. La stessa dinamica si sta riversando anche sul mondo degli smartphone, dove modelli con specifiche che parevano superate stanno tornando a galla proprio per via dei costi della componentistica. Quando la materia prima costa troppo, le aziende reagiscono come possono, e spesso la prima vittima è proprio la dotazione di RAM.