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Claude, token rubati agli abbonati: ecco cosa c’è dietro

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Il furto di token ai danni degli abbonati di Claude è diventato un business vero e proprio, e Anthropic ha già dovuto muoversi per tamponare la situazione. Il meccanismo è semplice quanto fastidioso: chi paga l’abbonamento si ritrova l’account occupato da qualcun altro, che consuma crediti senza sborsare un centesimo. Nessuna falla nei sistemi dell’azienda, va detto subito. Il problema nasce altrove, ovvero nei dispositivi degli utenti infettati da software malevolo di vecchia scuola, quello progettato per rubare informazioni riservate. I token sono le unità di testo che le intelligenze artificiali elaborano, e vengono fatturati in base a quanti se ne consumano. Tradotto: sono soldi. Chi riesce a entrare in possesso di token altrui può usarli per i propri scopi oppure rivendere l’accesso a terzi, trasformando un furto digitale in una fonte di guadagno stabile. Ed è esattamente quello che sta accadendo.

Come i criminali informatici arrivano dentro gli account

Lo strumento principale sono i malware infostealer, programmi creati apposta per infilarsi nei computer e copiare dati personali senza che nessuno se ne accorga. Nomi come Vidar, LummaC2, StealC, RedLine, Acreed e Atomic Stealer circolano da tempo negli ambienti della sicurezza informatica e non sono certo una novità.

La parte interessante, se così si può dire, è che questi software non si limitano alle password. Portano via anche i cookie di sessione, quei piccoli file temporanei salvati nel browser che dicono al sito “questo utente ha già fatto l’accesso, fallo entrare”. Con quelli in mano, i truffatori aggirano anche l’autenticazione a più fattori, cioè il sistema che chiede una seconda prova d’identità oltre alla password. Entrano nel profilo della vittima senza generare alcun avviso, e da lì possono usare tutti i servizi a pagamento a spese di chi li ha sottoscritti.

Vale la pena chiarire un punto: i token non vengono rubati come se fossero un oggetto digitale trasferibile. Quello che viene compromesso è l’account Claude a pagamento, tramite cookie di sessione, credenziali e altri dati di autenticazione. Una volta dentro, il consumo avviene direttamente dal profilo della vittima. Generazione di contenuti, elaborazioni, perfino la rivendita a terzi di servizi basati su Claude, tutto scaricato sulla carta di credito dell’utente legittimo.

Il videogioco piratato che apre la porta

Un caso segnalato riguarda un utente che aveva scaricato dal web la versione piratata di un videogioco. Niente di esotico, è il canale classico attraverso cui i criminali distribuiscono i propri programmi dannosi da anni. Chi installa quel tipo di software si porta in casa l’infezione, e da lì parte il furto delle credenziali, in particolare quelle dell’account Google, che funziona da chiave d’ingresso per parecchie risorse online, Claude compreso.

Nel caso specifico, i cybercriminali hanno provato a bruciare i crediti attraverso una API, cioè l’interfaccia che permette a programmi diversi di comunicare e scambiarsi dati in automatico. Il tentativo però è stato intercettato dai sistemi di sicurezza di Anthropic, che ha disconnesso l’utente da tutte le sessioni attive e cancellato i dati della carta di credito memorizzati nel profilo, così da bloccare eventuali addebiti non autorizzati.

Un fenomeno che si sta affinando

L’attenzione dei criminali informatici verso i servizi di intelligenza artificiale non nasce oggi, ma sta diventando più sofisticata col passare dei mesi. Lo scorso giugno l’azienda di cybersecurity TrendAI aveva individuato diverse campagne rivolte proprio agli utenti di Claude, costruite per convincerli a installare software malevolo e sottrarre le password. Il conteggio dei ricercatori parlava di almeno 2mila potenziali vittime e di un centinaio di server gestiti dagli attaccanti per organizzare e amministrare la truffa. I token, insomma, hanno ormai un mercato. E come tutti i beni che valgono qualcosa, attirano chi preferisce prenderli invece di comprarli.

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