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Chi paga l’abbonamento a ChatGPT Plus se n’è accorto quasi subito, magari nel bel mezzo di una sessione di lavoro: dal 25 agosto OpenAI ha rimesso in funzione il limite di cinque ore su Codex e su ChatGPT Work, dopo alcune settimane in cui era rimasto in piedi soltanto il tetto settimanale. Una modifica che sembra tecnica e marginale, ma che cambia parecchio il modo in cui si organizza la giornata davanti al computer, soprattutto per chi usa questi strumenti per scrivere codice.
La stagione dell’intelligenza artificiale illimitata, insomma, è finita da un pezzo. Non per capriccio commerciale, ma perché il carico di calcolo necessario a tenere in piedi tutta la baracca è cresciuto in modo impressionante. Dietro ogni singola richiesta ci sono GPU accese, energia consumata e potenza da spalmare su milioni di persone collegate contemporaneamente. Anche un semplice “Ciao, come va?” digitato per rompere il ghiaccio pesa più di quanto si immagini.
Perché OpenAI ha rimesso il tetto delle cinque ore
Il ritorno della finestra da cinque ore risponde a una logica piuttosto lineare: un intervallo più corto permette di distribuire meglio il carico sui sistemi, evitando picchi concentrati che mandano in sofferenza l’infrastruttura. Quando il conteggio è soltanto settimanale, infatti, nulla impedisce a un utente particolarmente attivo di bruciare in due giorni tutto quello che aveva a disposizione per sette.
Ed è esattamente quello che stava succedendo. Thibault Sottiaux, responsabile engineering di Codex e di ChatGPT, ha spiegato che diversi abbonati Plus finivano per consumare senza rendersene conto gran parte della propria disponibilità settimanale in pochissimo tempo, ritrovandosi poi tagliati fuori per giorni interi. Un’esperienza frustrante, perché il blocco arrivava all’improvviso e magari nel momento meno opportuno.
Il doppio limite, quello orario e quello settimanale, serve proprio a evitare questo effetto. Una volta raggiunto uno dei due tetti, le opzioni restano due: aspettare che il ciclo si ripristini oppure mettere mano al portafoglio e acquistare crediti aggiuntivi. Non ci sono scorciatoie.
Cosa cambia davvero per chi lavora con Codex
Per chi usa Codex in modo intensivo, la differenza si sente. Cinque ore sono una finestra breve, che costringe a ragionare su come impostare le richieste, quando lanciare le sessioni più pesanti e quando invece conviene lavorare in autonomia. Chi era abituato a partire la mattina e andare avanti a raffica fino a sera dovrà rivedere il ritmo, perché il contatore adesso si azzera con una cadenza molto più stretta.
C’è però un rovescio della medaglia meno evidente. Un limite più frequente significa anche recuperare l’accesso più in fretta: invece di restare a secco per giorni in attesa del lunedì successivo, il ripristino arriva nel giro di poche ore. Per molti utenti, paradossalmente, si tratta di una condizione più gestibile rispetto al blocco prolungato che si verificava con il solo tetto settimanale.
I limiti di utilizzo, del resto, non servono soltanto a contenere i costi. Hanno anche una funzione, chiamiamola così, educativa: impediscono che una minoranza di utenti particolarmente vorace prosciughi le risorse disponibili a scapito di tutti gli altri. È una questione di equilibrio, non di punizione.
Un modello che si sta assestando
Il continuo andirivieni tra limiti orari e settimanali racconta bene la fase in cui si trova OpenAI in questo momento. Le regole vengono introdotte, tolte, rimesse, aggiustate in corsa sulla base di come si comportano davvero gli utenti e di quanto reggono i sistemi. Non è una scienza esatta, è più un continuo lavoro di calibrazione.
Per gli abbonati a ChatGPT Work il discorso è analogo, con la stessa finestra da cinque ore che affianca il conteggio settimanale. Chi ha bisogno di più margine può comprare crediti extra, restando dentro il proprio piano senza dover per forza passare a un abbonamento superiore.










