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Chi usa ChatGPT per macOS si troverà presto davanti a una novità che cambia il modo in cui l’assistente lavora sul computer: si chiama Computer History ed è una funzione opzionale che conserva il contesto delle attività svolte tra applicazioni e siti web. In pratica l’assistente smette di partire da zero a ogni conversazione e può appoggiarsi a ciò che è stato fatto poco prima sul Mac, dai documenti aperti ai messaggi letti fino agli appuntamenti gestiti. Non è la solita cronologia delle chat, quella esiste da sempre. Qui il collegamento è tra il dialogo e il lavoro reale.
La disponibilità iniziale riguarda gli abbonati Pro, Business ed Enterprise. Chi si trova nell’Area Economica Europea, nel Regno Unito e in Svizzera dovrà aspettare un rilascio successivo, come accade spesso quando una funzione tocca da vicino i dati personali. E infatti la questione privacy entra in gioco già dalla configurazione, prima ancora che l’assistente inizi a raccogliere qualsiasi cosa.
Una memoria che va oltre la singola conversazione
Computer History arriva dopo anni di evoluzione dell’app desktop, che si è progressivamente integrata sempre di più nel sistema. Nel 2024 erano comparse la companion window, la lettura dei contenuti nelle app di sviluppo e l’interazione con i programmi compatibili tramite Advanced Voice Mode. Adesso si aggiunge una dimensione temporale: le attività recenti diventano materiale utile per capire il senso di una nuova domanda.
Il funzionamento è abbastanza intuitivo. L’assistente può recuperare informazioni da programmi diversi, browser, calendari, piattaforme di messaggistica, strumenti per le note. Un caso tipico è la richiesta di preparare un aggiornamento sul lavoro del giorno precedente. Invece di elencare a mano ogni dettaglio, si parte dalla traccia di quanto è passato per Chrome, Slack, Notion o Google Calendar.
Dietro c’è anche la logica del progetto sperimentale Chronicle, proposto come anteprima opzionale agli utenti ChatGPT Pro su macOS. L’idea è trasformare quello che compare sullo schermo in ricordi sintetici e riutilizzabili, riducendo la quantità di token necessaria per richiamare le informazioni utili. Non si tratterebbe quindi di un archivio video permanente del desktop, ma di una memoria strutturata delle attività, interrogabile durante la conversazione.
Controlli, requisiti e il paragone con Microsoft Recall
La funzione è opt in, va cioè attivata volontariamente dalle impostazioni delle integrazioni nell’app desktop. OpenAI permette di sospendere e riattivare la raccolta quando serve, cancellare l’intera cronologia oppure eliminare singole porzioni di dati. C’è anche la possibilità di scegliere quali app e quali siti includere nella memoria e quali invece tenere fuori.
Questa granularità non è un dettaglio secondario, soprattutto su un Mac usato per lavoro, dove convivono documenti aziendali, codice sorgente, conversazioni riservate, dati finanziari e informazioni dei clienti. I piani Business ed Enterprise non sostituiscono le policy interne, le autorizzazioni e le valutazioni sulla gestione dei dati sensibili, restano un livello a parte.
Il paragone con Microsoft Recall viene naturale, dato che entrambe le soluzioni provano a rendere interrogabile l’attività passata sul computer. La differenza sta nell’impostazione: Computer History è cucita dentro la memoria conversazionale di ChatGPT e usa quel contesto per assistere nelle richieste successive, non come archivio a sé stante.
Sul fronte tecnico servono macOS 14 o versioni successive e un Mac con Apple Silicon, quindi dal chip M1 in avanti. Il vantaggio dichiarato è meno tempo speso a ripetere informazioni e maggiore continuità tra strumenti diversi. Il compromesso, però, è evidente: più l’assistente conosce il lavoro svolto, più diventa utile, e allo stesso tempo cresce il peso della decisione su cosa lasciargli ricordare davvero.










