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ChatGPT osserva il Mac con Computer History, ma non in Europa

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Con la funzione Computer History, ChatGPT inizia a osservare quello che accade dentro un Mac e a trasformarlo in materiale di memoria, cioè in quel bagaglio di contesto che il chatbot di OpenAI usa per capire abitudini e intenzioni di chi lo utilizza. La novità è arrivata questa settimana su MacOS ed è riservata agli abbonati ai piani Pro, Business ed Enterprise, con una vistosa esclusione geografica: niente disponibilità, almeno per ora, nello Spazio economico europeo, in Svizzera e nel Regno Unito.

Il punto di partenza non è del tutto nuovo. ChatGPT e gli agenti di programmazione Codex hanno accesso alle memorie, cioè alle informazioni ricavate dalle conversazioni passate, dall’aprile 2024. Computer History allarga il perimetro: non più solo le chat, ma anche il registro delle interazioni con siti e applicazioni, così da poter seguire i passi compiuti sul computer e provare a intuire la direzione successiva. Il tutto su base volontaria, con un consenso esplicito da attivare.

ChatGPT: come funziona il tracciamento e cosa resta sotto controllo

Oltre all’attivazione manuale, la funzione permette di scegliere quali applicazioni e quali siti possano essere osservati, di mettere in pausa il monitoraggio e di consultare o cancellare la cronologia in qualsiasi momento. Nei piani Business ed Enterprise gli amministratori hanno una leva in più, perché possono decidere se concedere o meno ai singoli utenti la possibilità di attivare Computer History.

La differenza rispetto ad altre soluzioni simili sta nel metodo di raccolta. Computer History, che sostituisce l’anteprima Chronicle di OpenAI, non cattura schermate, non registra la voce e non ricorre a forme analoghe di sorveglianza. Sfrutta invece l’API di accessibilità di MacOS e raccoglie tutto ciò che quell’interfaccia espone, ovvero clic, digitazione, scorciatoie da tastiera, passaggi da un’app all’altra e contesto. Periodicamente quei dati vengono sintetizzati in un riassunto di ciò che è stato fatto, non di ciò che è stato visto, ascoltato o detto. Tradotto in pratica, il sistema può ricordare dove si trova un file consultato, ma non il contenuto del file. Se però quel contenuto finisce in una chat successiva, il collegamento tra attività e materiale viene comunque creato.

C’è anche un risvolto operativo interessante: dalla cronologia delle azioni Computer History può ricavare attività ripetibili. In un esempio mostrato da OpenAI, la funzione segnala di aver creato una skill per il caricamento di video basandosi sull’attività recente.

Privacy, memoria locale e i precedenti che pesano

L’idea di integrare ogni movimento compiuto su un dispositivo per alimentare agenti iperpersonalizzati non nasce oggi. Il precedente più ingombrante è Windows Recall, annunciato da Microsoft nel maggio 2024 e poi rapidamente ritirato per le polemiche su falle di sicurezza e privacy, prima di tornare in una versione rivista circa un anno dopo.

Sul fronte dei dati, i riassunti vengono generati nel cloud ma conservati in locale sul sistema. OpenAI dichiara di non trattenere i file di attività, salvo obblighi di legge, e di non usarli per l’addestramento. L’azienda accompagna però la funzione con un avvertimento esplicito: i file di Computer History possono contenere informazioni sensibili, non sono cifrati dalla funzione stessa e altri programmi in esecuzione con lo stesso utente MacOS potrebbero riuscire ad accedervi. La cifratura del disco integrata in MacOS resta comunque una protezione utile in diversi scenari.

Anche registrare soltanto una sequenza di eventi da tastiera non mette al riparo del tutto, perché da quei dati il contenuto può essere in parte dedotto o sfruttato, un rischio che ricorda da vicino tecniche come il fingerprinting del browser o la deanonimizzazione.

Un dettaglio pratico da non sottovalutare riguarda i costi computazionali. La funzione genera token per la sintesi e per la creazione delle memorie, quindi il budget di token del piano sottoscritto e la dimensione della finestra di contesto possono influire sul funzionamento. Al momento non ci sono indicazioni su una versione per Windows o su app mobili.

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