In questo articolo Indice dei contenuti 1 sezione
C’è una nuova versione di Carrie in arrivo su Prime Video, firmata da Mike Flanagan, e la cosa interessante è che non si tratta della solita riproposizione di una vicenda già raccontata mille volte. Chi conosce a memoria il romanzo o il film ha comunque un buon motivo per guardare questa serie, perché l’approccio scelto promette qualcosa di diverso rispetto a tutto ciò che è venuto prima.
Partiamo dalle basi. Carrie è uno dei titoli più celebri usciti dalla penna di Stephen King, un romanzo che negli anni è diventato un vero e proprio classico dell’horror. Non stiamo parlando di una storia qualunque, ma di uno di quei testi che hanno segnato il genere e che continuano a essere letti e riletti da generazioni di appassionati. La forza del materiale di partenza è tale che chiunque decida di metterci le mani sa già di avere tra le dita qualcosa di pesante, di importante.
Perché guardarla anche se la trama non ha più segreti
Il punto è che Carrie non è nuova al passaggio dalla pagina allo schermo. L’adattamento più famoso resta quello di Brian De Palma, con Sissy Spacek nei panni della protagonista, un film che a sua volta è diventato un cult assoluto. Difficile pensare a Carrie senza avere in testa quelle immagini, quel finale, quell’atmosfera che ha lasciato il segno nell’immaginario collettivo di chiunque ami il cinema horror.
Ed è proprio qui che entra in gioco Mike Flanagan. Il regista, ormai un nome di riferimento quando si parla di horror televisivo, porta la sua versione su Prime Video con l’intenzione dichiarata di offrire qualcosa di completamente nuovo rispetto alle versioni precedenti. Non una copia, non un semplice omaggio, ma una rilettura che parte da un materiale conosciutissimo per portarlo altrove.
Questo è forse l’aspetto più stuzzicante di tutta l’operazione. Conoscere già la storia, in teoria, potrebbe togliere ogni sorpresa. Eppure la promessa di una versione del tutto diversa ribalta la prospettiva. Non si tratta di scoprire cosa succede a Carrie, quello lo sappiamo già, ma di vedere come Flanagan sceglie di raccontarlo, quali corde decide di toccare, dove porta l’attenzione rispetto a chi lo ha preceduto.
Il fascino di una serie del genere sta proprio in questo doppio binario. Da una parte l’affetto per un classico che resiste al tempo, dall’altra la curiosità di vedere una firma autoriale forte confrontarsi con un mito. La combinazione tra il nome di Stephen King come punto di partenza e quello di Mike Flanagan dietro la macchina da presa è già di per sé una garanzia per chi segue questo tipo di produzioni.










