La differenza tra cancellazione del rumore attiva e passiva è una di quelle cose che sembrano semplici e invece nascondono un bel po’ di ingegneria. Negli ultimi vent’anni le cuffie e gli auricolari con cancellazione del rumore sono passati da prodotto di nicchia, amato soprattutto da chi vola spesso, a tecnologia praticamente onnipresente. Che si parli degli AirPods Pro di Apple o delle cuffie di fascia alta firmate Sony e Bose, sembra esserci un punto su cui tutti sono d’accordo di questi tempi: il mondo intorno è troppo rumoroso e faremmo volentieri a meno di sentirlo.
Chi ha passato un po’ di tempo a cercare le migliori cuffie ha di sicuro incontrato quella distinzione un po’ criptica tra attenuazione del suono attiva e passiva. Alla base la faccenda è questa: la cancellazione attiva del rumore, o ANC, usa un algoritmo per impedire di sentire i suoni esterni, mentre quella passiva si affida a oggetti fisici. Il punto è che l’orecchio umano è uno strumento incredibilmente sensibile, e tenerlo lontano dal fare il suo lavoro non è affatto banale. I limiti di entrambe le tecnologie sono abbastanza seri da rendere evidente una cosa: le due funzionano meglio quando lavorano insieme.
La cancellazione passiva significa bloccare fisicamente le orecchie
La cancellazione passiva è la più facile da capire. Significa semplicemente usare oggetti fisici per impedire al rumore di arrivare alle orecchie. Mettere le mani sulle orecchie è cancellazione passiva. Lo stesso vale per paraorecchie o tappi. Nel caso di cuffie e auricolari, la cancellazione passiva è quello che succede quando li indossi senza nemmeno accenderli.
Quasi ogni paio di auricolari o cuffie ha una cancellazione passiva per definizione, perché o si coprono le orecchie, nel caso delle cuffie, o si riempie il condotto uditivo, nel caso degli auricolari. I dispositivi audio indossabili che non isolano in modo passivo chi ascolta sono rari, e nascono apposta per quella funzione. Molti musicisti e appassionati di alta fedeltà cercano ad esempio le cuffie open back, con padiglioni porosi che lasciano passare l’aria per un suono più naturale in studio o durante un ascolto Hi-Fi. Negli ultimi tempi anche gli auricolari open ear hanno guadagnato terreno tra chi fa sport all’aperto. Prodotti come gli Shokz OpenDots 2 si agganciano all’esterno dell’orecchio e sparano il suono lasciando il condotto libero, così un lavoratore può sentire chi gli parla oppure un ciclista può muoversi in città senza rischiare di finire sotto un SUV di passaggio. Il punto centrale è che passiva e attiva lavorano in coppia. Le cuffie con cancellazione attiva chiedono spesso che i cuscinetti dei padiglioni formino una tenuta passiva ben salda attorno alle orecchie. Chi porta gli occhiali a volte si accorge che certe cuffie ANC funzionano peggio, perché le aste degli occhiali rompono quella tenuta passiva.
La cancellazione attiva crea l’anti rumore per non farti sentire il suono
Con la cancellazione attiva del rumore gli auricolari o le cuffie hanno un piccolo computer a bordo che, tramite un algoritmo, annulla il rumore. La parola annullare qui è fondamentale. Mentre la passiva blocca fisicamente il suono, l’ANC lo cancella davvero. I microfoni sulla parte esterna del dispositivo analizzano l’ambiente circostante. Poi il computer genera qualcosa chiamato anti rumore, in pratica una versione fuori fase del suono che arriva da fuori. È come sommare un numero negativo a quello positivo e ottenere zero. Quando il rumore esterno si mescola con l’anti rumore, i due si annullano a vicenda e il suono ambientale viene distrutto prima di colpire i timpani.
L’ANC però ha limiti seri. Per creare l’anti rumore corretto le cuffie devono catturare con precisione il rumore originale. Molte aziende hanno risolto aggiungendo sempre più microfoni. Le Sony WH-1000XM6 uscite quest’anno montano un array da 12 microfoni. Anche così, questi microfoni minuscoli restano limitati. In più il processore ANC lavora sempre in ritardo, reagisce al rumore invece di essere sincronizzato con lui. Ecco perché l’ANC funziona meglio con rumori costanti e a bassa frequenza come un condizionatore, e perché il chiacchiericcio di un bar continua ad arrivare alle orecchie. Proprio per questi limiti la cancellazione passiva resta la prima linea di difesa delle cuffie ANC. Più rumore si blocca fisicamente, meno ne deve passare per il processore. È il motivo per cui persino i migliori auricolari non attenuano allo stesso livello delle cuffie over ear: infilare qualcosa dentro l’orecchio non blocca in modo passivo tanto suono quanto coprirlo del tutto.