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C’è una Bugatti Bolide che ha smesso di somigliare a una macchina da pista e si è trasformata in qualcosa di molto più vicino a una scultura: si chiama Bugatti Destrier ed è l’ultimo esemplare unico uscito dagli stabilimenti della Casa francese. Ha debuttato a The Quail, a Monterey, e in poche ore è diventata una delle protagoniste dell’evento, oltre che uno dei soggetti più fotografati della manifestazione. Stessa monoscocca della Bolide, stesso motore, ma un’idea di automobile completamente diversa. Dietro la carrozzeria della Destrier c’è Clark Wu, responsabile del design esterni Bugatti per il Programme Solitaire, che a Monterey ha raccontato come sia nato il progetto. E la prima cosa che ha voluto mettere in chiaro riguarda proprio il rapporto con la sorella maggiore.
Non è una Bolide ammorbidita
«Non la definiremmo una versione attenuata. È un approccio completamente diverso… La Destrier è l’espressione definitiva di quanto possa essere estrema la carrozzeria su misura. Rappresenta la vera essenza del coachbuilding Bugatti». Le parole di Wu servono a smontare l’idea, piuttosto diffusa, che si tratti semplicemente di una hypercar da pista resa più presentabile.
Il telaio è lo stesso, il motore è lo stesso, ma quasi tutto ciò che l’occhio riesce a vedere è stato ripensato. Le prese d’aria laterali verticali che caratterizzavano la Bolide non ci sono più, sostituite da una soluzione decisamente più pulita che sposta l’aspirazione nel tetto. «Da una parte c’è la Bolide, la massima macchina da pista che abbiamo mai prodotto. Stesso motore, stessa monoscocca, ma, come si può vedere, un’espressione completamente diversa di come dovrebbe essere un’auto».
L’obiettivo dichiarato non era l’aggressività, bensì la proporzione. «Puntiamo all’eleganza assoluta. Vogliamo qualcosa che possa durare per sempre, qualcosa che possa tornare qui tra 50 anni e risultare ancora attuale». Da qui la scelta di limare parte della durezza visiva della Bolide e di introdurre nuovi elementi del linguaggio stilistico della Casa. La linea di cresta si apre verso il posteriore, mentre la famosa linea a C viene sottolineata con un gioco tra carrozzeria e metallo lavorato con precisione millimetrica. Gli inserti metallici sono incastonati come gioielli, con la fibra di carbonio che li sovrasta appena. Wu parla di un equilibrio fra spigolosità e morbidezza, tra voluttuosità e precisione.
Proporzioni estreme come punto di partenza
Le misure della Bolide hanno offerto ai designer una base insolita: larghezza esagerata, tetto rasoterra, spigoli leggibili da qualsiasi angolo. «Tutto, in questi progetti, parte dalle proporzioni. E per un designer, soprattutto per chi si occupa degli esterni, non c’è progetto migliore di questo, perché si lavora con il pacchetto più estremo e le proporzioni più estreme. Si possono vedere tutti e quattro gli angoli dell’auto, da qualunque punto la si osservi».
Invece di combattere quei numeri, il team li ha seguiti. La presa d’aria sul tetto è stata inglobata nella carrozzeria e il risultato è il profilo più basso mai visto su una Bugatti: appena 100 cm di altezza nel punto più alto. Il livello di ossessione arriva fino ai fari, divisi in otto elementi ciascuno per un totale di 16, chiaro omaggio al motore W16. La piega centrale attraversa il gruppo ottico e, come spiega Wu, non è solo estetica: funziona come una spina strutturale all’interno del faro.
Anche l’abitacolo utilizza colori, materiali e texture sviluppati per il singolo cliente, mentre la vernice esterna, chiamata Sci-Fi Celeste, è esclusiva del progetto. La finitura multistrato ha una brillantezza volutamente trattenuta. «Non vogliamo che un singolo elemento catturi troppo l’attenzione. Tutto deve funzionare come un insieme». Sulle porte, poi, c’è una piccola conquista tecnica: «È il primo prodotto in cui abbiamo realizzato questo tipo di linea Bugatti sulla porta senza soluzione di continuità. Così, quando si apre la porta, questo splendido inserto metallico resta ininterrotto».
Il Programme Solitaire prevede un massimo di due vetture all’anno, ognuna disegnata attorno a un singolo cliente, con tempi di sviluppo che si misurano in anni. Per la Destrier la consegna non è attesa prima del 2028. «Puntiamo a qualcosa che possa durare per sempre», ripete Wu.









