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Boeing 737, un dispositivo mini può ingannare l’avionica

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Un dispositivo grande quanto una moneta può bastare per mettere in difficoltà l’avionica di un Boeing 737, e non è un’ipotesi da film. Una ricerca condotta da studiosi dell’Università della California a San Diego e dell’Oberlin College ha mostrato che un piccolo impianto elettronico, installato in un punto ben preciso dell’aereo, riesce a interferire con il dialogo tra due sistemi centrali della cabina di pilotaggio. Nessuna falla appariscente, nessun attacco spettacolare: solo un connettore di manutenzione e un minuto di tempo.

Vale la pena ricordare che il 737 non è un singolo modello ma una famiglia molto ampia di aerei a corridoio unico, pensati soprattutto per rotte a corto e medio raggio. In Europa se la gioca con la famiglia Airbus A320 ed è ancora oggi una presenza costante nelle flotte di moltissime compagnie. I ricercatori hanno circoscritto i loro risultati alle serie 737 Next Generation e 737 MAX, il che comprende varianti diffusissime come il 737-800.

Boeing 737: un impianto minuscolo nascosto sotto il muso

C’è una condizione fondamentale perché tutto funzioni: qualcuno deve poter salire fisicamente a bordo, o meglio, avvicinarsi all’aereo mentre è fermo a terra. Il gruppo di ricerca ha individuato nella baia degli apparati elettronici del 737 un connettore di manutenzione raggiungibile da un portello esterno posizionato sotto la parte anteriore della fusoliera. Secondo le stime degli stessi autori, piazzare l’impianto e richiudere tutto richiede all’incirca sessanta secondi. Una volta sistemato, il dispositivo resta invisibile perché coperto dal tappo del connettore stesso.

Il bersaglio è la comunicazione tra il Flight Management Computer, il FMC, e la Multipurpose Control Display Unit del comandante, la cosiddetta MCDU. Il primo gestisce i dati di navigazione e le prestazioni del volo, la seconda è una delle interfacce da cui l’equipaggio consulta e inserisce quelle informazioni. L’attacco sfrutta il bus ARINC 429 e una tecnica battezzata Bus Driver, che consente di far passare per legittimi alcuni segnali manipolati, senza bisogno di prendere il controllo di tutti i sistemi di bordo.

Cosa è riuscito a fare l’attacco in laboratorio

Le prove svolte su un banco di avionica raccontano fin dove può arrivare l’interferenza. Il team ha modificato i waypoint del piano di volo, alterato il peso inserito nel sistema e cambiato parametri come la temperatura assunta nei calcoli di prestazione per il decollo. In alcuni casi le modifiche non comparivano in modo normale sulla MCDU, quindi ciò che il pilota vedeva poteva non coincidere con quello che il FMC stava effettivamente elaborando. Si tratta di dati tutt’altro che secondari, perché incidono su decisioni di navigazione e su conteggi che richiedono precisione assoluta.

Detto questo, i limiti sono chiari e i ricercatori stessi li mettono in fila. Nessuno ha preso il controllo di un 737 durante un volo commerciale, nessun aereo è stato deviato, e non è stato dimostrato che l’attacco possa partire da remoto senza aver prima installato il dispositivo. Il prototipo integra il Wi-Fi e gli autori ipotizzano un collegamento alla rete passeggeri per ricevere comandi a distanza, ma non sono riusciti a verificare sul campo che il segnale arrivi davvero fino alla baia dell’avionica. Va aggiunto che l’equipaggio ha ridondanze, fonti alternative di informazione e la possibilità di disinserire il pilota automatico per volare in manuale.

La posizione di Boeing e la questione dell’accesso fisico

Boeing è a conoscenza di questi risultati dal 2020 e ha mantenuto contatti con il gruppo di ricerca per anni, tanto che nel 2023 la tecnica è stata mostrata in un laboratorio di prova della stessa azienda. Il costruttore sostiene che i vari livelli di protezione, sia nel progetto sia nell’ambiente operativo, riducono in maniera significativa la fattibilità e il rischio concreto di un attacco reale. I ricercatori, dal canto loro, insistono su un punto preciso. L’accesso fisico agli aerei a terra andrebbe inserito a pieno titolo nel modello delle minacce dell’aviazione civile, perché una macchina sofisticatissima continua a poggiare su presupposti tecnici pensati decenni fa.

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