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Trent’anni e passa non sono bastati a scalfire il fascino della BMW M3 E36, una delle sportive bavaresi più amate da appassionati e collezionisti, capace ancora oggi di farsi guidare con una naturalezza sorprendente. La sua storia comincia nel 1992, quando BMW presenta la seconda generazione della M3. Rispetto alla E30, nata con una filosofia molto più vicina alle corse, la nuova arrivata sceglie un’impostazione più raffinata e soprattutto abbandona il quattro cilindri S14 per adottare, per la prima volta, un sei cilindri in linea. Il risultato è una youngtimer che ancora oggi si lascia usare tutti i giorni senza troppi pensieri.
Una berlina che non ama mettersi in mostra
La versione berlina debutta nel giugno 1994 e prende subito una strada diversa rispetto alla coupé. Niente spoiler vistosi e niente passaruota allargati in modo evidente. Per riconoscerla serve un occhio allenato, capace di cogliere gli specchietti M, i paraurti leggermente ritoccati, i cerchi in lega da 17 pollici e l’assetto ribassato. È proprio questo understatement a renderla così affascinante, perché la carrozzeria a quattro porte nasconde piuttosto bene quello che si trova sotto il cofano.
Anche l’abitacolo segue la stessa linea. Chi si aspetta un ambiente aggressivo, suggerito magari dalla sigla Motorsport, trova invece un’atmosfera elegante. La plancia è quella tipica delle bavaresi degli anni Novanta, rivolta verso il guidatore e dominata dalle superfici nere. A fare la differenza ci pensano i sedili M, studiati per garantire un ottimo sostegno laterale, e materiali più curati rispetto a una normale Serie 3. Tra le opzioni figuravano anche le modanature in legno, mentre la pelle sui pannelli porta aggiunge un tocco di raffinatezza in più.
Dal tre litri al 3,2 da 321 CV
La prima M3 berlina monta il motore S50B30, un tre litri sei cilindri aspirato che porta al debutto su una M3 il sistema di fasatura variabile VANOS sull’albero a camme di aspirazione. Questa versione resta in listino fino all’agosto 1995, con 1.835 esemplari prodotti.
Proprio nel 1995 arriva un’evoluzione profonda. Modificando alesaggio e corsa la cilindrata sale a 3,2 litri e fa il suo ingresso il Double VANOS, con regolazione continua degli alberi a camme sia in aspirazione sia allo scarico. La potenza tocca così i 321 CV a 7.400 giri, mentre la coppia massima è di 350 Nm a 3.250 giri. Ne esce un carattere da grande aspirato bavarese dell’epoca, con la spinta che cresce insieme al regime di rotazione. L’esemplare del 1996 protagonista della prova appartiene proprio a questa seconda serie e sfoggia una particolare tinta Techno Violett Metallic.
Guida analogica e uso quotidiano
Il motore aspirato è forse ciò che più separa questa BMW dalle sportive di oggi. Non ci sono turbo, scarichi pensati per gonfiare artificialmente il sound o modalità di guida da scegliere sul display. Oltre i 4.500 giri la voce del sei cilindri cambia tono e diventa più metallica e coinvolgente. Lo scatto da 0 a 100 km/h richiede 5,5 secondi, un valore ancora rispettabile per un progetto di quegli anni. Il cambio manuale a sei marce offre innesti precisi e un feedback meccanico marcato, mentre lo sterzo garantisce un legame diretto con l’avantreno e una comunicazione ormai poco comune.
La carrozzeria a quattro porte resta però il vero asso nella manica rispetto alla coupé. La BMW M3 E36 berlina può essere usata come un’auto normale, con passeggeri e bagagli a bordo, senza rinunciare alla meccanica Motorsport. In tutto ne sono state costruite 10.600 nel mondo, e una M3 a quattro porte sarebbe tornata in gamma soltanto con la generazione E90, a partire dal 2008. Col tempo questa variante, a lungo rimasta nell’ombra della sorella a due porte, è diventata una youngtimer ricercata. Gli esemplari originali e non modificati sono sempre più rari e le vetture in buone condizioni possono superare i 40.000 euro.
Fonte: TecnoAndroid








