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Il seguito di Black Myth: Wukong, intitolato Black Myth: Zhong Kui, non farà uso di intelligenza artificiale generativa nelle fasi di design e creazione degli asset. A confermarlo è stato Yang Qi, art director dei giochi della serie e cofondatore dello studio Game Science, che ha spiegato la scelta rispondendo a un fan su Weibo. Il progetto procede con calma e senza fretta, e la filosofia dietro allo sviluppo prende ispirazione da un cineasta che con la tecnologia ha un rapporto molto particolare.
Alla domanda diretta se l’intelligenza artificiale sarebbe stata usata per velocizzare i lavori, Qi ha risposto in modo netto. Il team eviterà i contenuti generati dall’IA durante la progettazione e la produzione degli asset. Non per una forma di rifiuto ideologico, ha precisato, ma per una questione di principio, per tenere il punto fino in fondo. Una posizione che colpisce, soprattutto in un momento in cui strumenti automatici e chatbot stanno entrando prepotentemente nei processi produttivi dei videogiochi.
Il paragone con Nolan e l’Odissea
Per spiegare meglio il suo punto di vista, Qi ha tirato in ballo Christopher Nolan e il suo ultimo kolossal, The Odyssey. Secondo l’art director, mentre il cinema digitale e la post produzione in 3D sembrano aver raggiunto un vicolo cieco, basta guardare a Nolan per capire che si può fare diversamente. Il regista, ha osservato, prospera ancora usando tecniche più vecchie per scuotere le cose e sorprendere il pubblico.
L’immagine che ha scelto è poetica. Non esiste un ultimo treno che bisogna assolutamente prendere, ha detto, si può anche fermarsi per un po’ in una piccola locanda. E poi, ha aggiunto, di tempo per l’IA e tutto il resto ce n’è in abbondanza. Nessuna fretta. Il messaggio è che la creatività umana viene prima di tutto, almeno nelle fasi che contano davvero per l’identità artistica del gioco.
La decisione di Game Science arriva in un panorama dove diverse produzioni hanno preso la strada opposta. Tomb Raider: Legacy of Atlantis, Call of Duty: Black Ops 7 e Kingdom Hearts sono solo tre esempi di titoli e serie che avrebbero fatto uso, in un modo o nell’altro, di asset generati dall’intelligenza artificiale. Tutti hanno raccolto critiche piuttosto pesanti da parte del pubblico.
Anche Stellar Blade: Blood Rain ha usato un video musicale creato con l’IA come parte della sua promozione, e il suo director creativo ritiene che questa tecnologia sia fondamentale per il settore videoludico sudcoreano. In questo contesto la scelta di puntare su un lavoro guidato interamente dalle mani e dalle idee degli sviluppatori suona quasi controcorrente.











