Il sogno della batteria allo stato solido per gli smartphone ha appena incassato un colpo durissimo. A finire sotto i riflettori è Donut Lab, una startup che fino a poco tempo fa veniva considerata una delle grandi promesse del settore e che invece, stando a un’indagine approfondita, avrebbe presentato come rivoluzionaria una semplice cella agli ioni di litio. Il tutto avvolto in un involucro di promesse che si è poi rivelato fragile come la carta.
Le batterie restano il vero collo di bottiglia della tecnologia mobile. La chimica agli ioni di litio ha radici negli anni Sessanta e ancora oggi fatichiamo a tirare avanti più di una giornata con il telefono in tasca. Da qui l’entusiasmo per lo stato solido, che usa un materiale solido come elettrolita e promette capacità più alte e ricariche molto più veloci. Sulla carta, il futuro perfetto.
Batteria allo stato solido: come è iniziata la storia di Donut Lab
A gennaio, durante il CES, Donut Lab si era presentata sostenendo di aver risolto l’enigma dello stato solido. La cella avrebbe garantito una densità energetica di 400 Wh/kg, una ricarica in meno di 10 minuti e una produzione di massa a costi paragonabili a quelli delle batterie tradizionali. Numeri da capogiro, accompagnati da una partnership con Verge per una piccola serie di moto elettriche equipaggiate con la nuova tecnologia.
Suonava troppo bello per essere vero. E come spesso accade in questi casi, la bolla è scoppiata. Da gennaio in poi, esperti del settore e giornalisti specializzati hanno tenuto d’occhio l’azienda. Donut Lab aveva pubblicato una serie di test indipendenti condotti dal centro di ricerca VTT in Finlandia, ma erano stati strutturati in modo tale da non poter dimostrare né i 400 Wh/kg dichiarati né la durata di 100.000 cicli.
L’indagine che ha smontato tutto
Il ricercatore Ziroth ha pubblicato su YouTube un’inchiesta che ha coinvolto oltre 20 esperti indipendenti di batterie, insieme a documenti, risultati di laboratorio e accordi di riservatezza. Tutto puntava nella stessa direzione: una normalissima cella agli ioni di litio. Tra i nomi coinvolti figurano specialisti dell’istituto Fraunhofer, dell’università Justus-Liebig e di altri centri di ricerca europei.
Le prove stanno nella chimica stessa. Le curve di tensione registrate nei test corrispondono a celle al litio ad alto contenuto di nichel, la cosiddetta chimica NCM. Durante la ricarica, la batteria di Donut Lab manteneva una tensione stabile tra 3,7 e 3,8 volt, esattamente la finestra operativa delle celle al litio. Non solo: anche i dati di espansione della cella raccontano la stessa storia.
Quando gli ioni si accumulano sull’anodo durante la carica, la batteria si gonfia. Il modello di espansione funziona come un’impronta digitale. Intorno al 50-70% di carica compare una piccola anomalia nella curva, causata dal riordinarsi degli ioni nell’anodo. Quel “gradino” nei dati è identico a quello di una cella agli ioni di litio. E calcolando la densità energetica reale dai cinque test VTT, il valore si attesta intorno ai 298 Wh/kg, ben lontano dai 400 promessi.
Una rete di società dietro uno schema da oltre 22 milioni di euro
L’inchiesta di Ziroth ha ricostruito la provenienza della batteria, riconducendola a un’azienda tedesca chiamata CT Coatings. Una società con brevetti curiosi nel campo della stampa serigrafica, dalle lastre per pavimentazione ai portamenu fino ai triangoli di emergenza. CT Coatings avrebbe promesso a Donut Lab una batteria allo stato solido a base di sodio, consegnando invece una comune cella al litio.
Alcune email trapelate mostrano Donut Lab che chiedeva prove sulla reale capacità produttiva. Prove che, a quanto pare, non sono mai arrivate. Verge Motorcycles doveva fungere da banco di prova, con le unità di produzione destinate ai clienti nel primo trimestre del 2026. Dopo l’annuncio della batteria miracolosa, la valutazione di Verge è schizzata a mezzo miliardo di euro, poi gonfiata fino a oltre un miliardo dopo la presentazione al CES.
Dall’inizio di questa vicenda, Donut ha raccolto più di 22 milioni di euro da oltre 1.300 piccoli investitori, ciascuno con contributi compresi tra circa 2.700 e 20.000 euro, soprattutto tramite la piattaforma finlandese Springvest. Soldi di gente comune. Le autorità finanziarie e quelle penali finlandesi starebbero indagando sulla questione.
Per quanto la storia di Donut sia deludente, il sogno dello stato solido non è morto. CATL, il più grande produttore mondiale di batterie per veicoli elettrici e accumulo, ha già annunciato un prototipo da 500 Wh/kg con produzione di massa prevista per il 2027. A differenza di Donut, CATL fornisce tutti i dati scientifici a sostegno delle sue dichiarazioni, e quella batteria da cinque giorni di autonomia per uno smartphone Galaxy potrebbe non essere così lontana.