Vivo X300 Pro ha messo a segno un piccolo colpo che fa discutere: la sua fotocamera ha superato quella di Vivo X300 Ultra nei test pubblicati da DxOMark, ribaltando le gerarchie che ci si aspetterebbe guardando il listino. Capita, ogni tanto, che il modello meno costoso riesca a battere il fratello maggiore proprio sul terreno dove quest’ultimo dovrebbe dominare. E qui siamo davanti a un caso del genere, con un distacco minimo ma comunque significativo dal punto di vista simbolico.
Vivo X300 Pro davanti a Vivo X300 Ultra nei punteggi DxOMark
Nonostante venga considerato uno dei migliori camera phone degli ultimi anni, Vivo X300 Ultra non è riuscito a prendersi la vetta nella classifica delle fotocamere secondo DxOMark. Il top di gamma ha totalizzato 170 punti, un risultato solido ma non sufficiente per il primo posto. A spuntarla, e per un soffio, è stato proprio Vivo X300 Pro con i suoi 171 punti. Una differenza minuscola, certo, quasi ininfluente sul piano pratico, eppure parecchio curiosa se si pensa che l’Ultra costa di più e parte con un comparto fotografico che, almeno sulla carta, dovrebbe essere superiore.
Il portale ha premiato il modello Pro anche sul fronte delle riprese video, dove ha fatto meglio della controparte. Stando alla valutazione, tra i punti più deboli dell’Ultra ci sarebbe un rumore più evidente quando la luce scarseggia, oltre a una gestione meno brillante nelle scene complesse. Detto questo, non sorprende che uno dei veri assi nella manica di Vivo X300 Ultra resti lo zoom, soprattutto con il sensore teleobiettivo e nella modalità ritratto. In queste sezioni i punteggi sono alti, e per chi cerca quel tipo di scatti potrebbe comunque fare la differenza.
Esposizione, gamma dinamica e il peso crescente dell’AI
Sul versante opposto, Vivo X300 Pro ha mostrato una gestione migliore dell’esposizione e della gamma dinamica, insieme a una riduzione del rumore più efficace nelle situazioni difficili. Sono proprio questi dettagli, sommati uno all’altro, ad aver consentito al modello più economico di chiudere davanti nei test complessivi. Niente di clamoroso, ma abbastanza per ribaltare le aspettative.
C’è poi un altro aspetto interessante emerso dall’analisi. Tra le criticità principali figura un uso piuttosto generoso di artefatti visivi, frutto di sistemi di elaborazione fotografica sempre più appoggiati agli algoritmi di intelligenza artificiale. Un problema, vale la pena sottolinearlo, che non riguarda soltanto Vivo. È una tendenza che ha contagiato gran parte dei produttori sul mercato, ormai abituati a ricorrere all’AI per dare una rifinitura extra alla qualità finale degli scatti. Il rovescio della medaglia è che, spingendo troppo su questi automatismi, si finisce per introdurre imperfezioni e dettagli poco naturali nelle immagini.