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Automotive Health: l’auto che rileva i malori del guidatore

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

Un’auto capace di monitorare la salute di chi guida non è più materiale da film di fantascienza, ma un filone di ricerca che ha già prodotto prototipi funzionanti. Il punto di partenza è una casistica purtroppo nota a chi si occupa di sicurezza stradale, ovvero il malore improvviso al volante, quel momento in cui il conducente perde conoscenza o semplicemente lucidità e il veicolo diventa un peso morto lanciato sull’asfalto. L’idea, adesso, è che l’abitacolo possa accorgersene prima. Anche di parecchio, in certi casi.

Il nome dato a questo ambito di studio è Automotive Health e l’obiettivo dichiarato è trasformare l’interno della vettura in una specie di piccolo spazio diagnostico, capace di leggere i parametri vitali di chi siede al posto di guida senza che questo debba fare assolutamente nulla di diverso dal solito. Niente bracciali, niente dispositivi da indossare, niente routine da rispettare prima di mettere in moto.

Sensori invisibili sparsi ovunque nell’abitacolo

La parte più interessante riguarda proprio la sensoristica, pensata per essere impercettibile. I prototipi messi a punto dalla TU Braunschweig insieme alla Scuola di Medicina di Hannover puntano su più canali che lavorano in parallelo, così che i dati raccolti si confermino a vicenda.

  • Un volante intelligente con elettrodi integrati nella corona, in grado di eseguire un elettrocardiogramma continuo mentre le mani restano dove devono stare.
  • Uno specchietto retrovisore interno dotato di telecamere che analizzano i movimenti del corpo e quelle variazioni minime del colore del viso da cui si ricavano frequenza cardiaca e respiratoria.
  • Cinture di sicurezza con microfoni incorporati, capaci di registrare i suoni del cuore.
  • Sensori ottici che misurano i cambiamenti del volume del sangue nei tessuti, utili per individuare eventuali aritmie.

Quattro strade diverse per arrivare allo stesso risultato, cioè una fotografia costante dello stato fisico di chi guida, aggiornata secondo dopo secondo.

L’intelligenza artificiale che incrocia corpo e vettura

Tutti questi dati, da soli, servirebbero a poco. Anzi, rischierebbero di generare una valanga di falsi allarmi. Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale, che non si limita a leggere i segnali medici ma li mette continuamente in relazione con i dati dinamici del veicolo. La differenza è sostanziale. Un battito che accelera durante un sorpasso o una frenata brusca non racconta la stessa storia di un battito che accelera mentre l’auto procede tranquilla in autostrada a velocità costante. Questo incrocio tra fisiologia e comportamento della vettura è il vero pilastro dell’intero sistema, perché permette di distinguere lo stress da guida da un’emergenza reale.

Non solo emergenze, anche diagnosi precoce

Le ricadute sul piano medico vanno oltre il singolo evento acuto. Al di là della possibilità di intercettare un infarto o un ictus mentre il veicolo è in movimento, l’auto potrebbe funzionare come strumento di screening per patologie croniche. Analizzando i trend su periodi lunghi, mese dopo mese, il sistema sarebbe in grado di cogliere i primissimi segnali di malattie neurologiche o polmonari, dal Parkinson alla BPCO, suggerendo poi al conducente di approfondire con esami clinici veri.

C’è poi il capitolo delle funzioni di guida personalizzate. Di fronte a parametri vitali anomali, la vettura potrà intervenire da sola sui sistemi di assistenza alla guida, irrigidendo le soglie di sicurezza, oppure modificare le impostazioni di comfort adattandole a quello che il corpo sta segnalando in quel preciso momento. L’automobile smette così di essere un oggetto puramente meccanico e diventa una presenza attiva nella tutela di chi la usa, con tutti i pro e i contro che accompagnano ogni rivoluzione tecnologica che finisce per toccare la vita quotidiana così da vicino.

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