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Le auto elettriche stanno creando un grattacapo inatteso alle reti elettriche di alcuni Paesi europei, e il colpevole ha un orario preciso: la mattina presto, quando i dipendenti arrivano in ufficio e collegano tutti insieme le vetture aziendali alle colonnine. Nei Paesi Bassi le misurazioni sulla rete hanno mostrato picchi importanti proprio in quei momenti chiave della giornata, con un sovraccarico temporaneo che nasce da un gesto banale, ripetuto da migliaia di persone nello stesso quarto d’ora.
Il fenomeno ha già un nome, il picco mattutino, ed è stato segnalato da Shuttel, fornitore di soluzioni di mobilità attivo nei Paesi Bassi. La dinamica è semplice quanto prevedibile: chi guida un veicolo elettrico aziendale arriva sul posto di lavoro, parcheggia e prende d’assalto le prese di corrente, sempre nelle stesse fasce orarie. Non c’è nulla di irrazionale in questo comportamento, anzi. Serve la batteria carica per il tragitto di andata e ritorno, e nessuno vuole giocarsi l’autonomia sulla strada di casa.
Due picchi al giorno e una rete che fatica
Il secondo momento critico arriva a fine giornata, quando i pendolari affrontano il percorso inverso e rientrano a casa in modo sincronizzato, generando un altro picco di domanda serale. Il problema, però, non riguarda soltanto le colonnine di ricarica. Nelle stesse ore in cui le vetture si attaccano alla rete, negli uffici si accendono aria condizionata, illuminazione e sistemi IT. La somma di questi carichi produce un effetto pesante sull’infrastruttura elettrica locale, che in diverse zone sta già mostrando la corda. E l’uso intenso dell’aria condizionata, va detto, è a sua volta una delle cause dell’aumento delle temperature.
Corinne Vonk, specialista di Ayvens, ha inquadrato la questione senza troppi giri di parole: “Il comportamento relativo alla ricarica è dettato principalmente dalla routine quotidiana e dal bisogno di certezze”. Tradotto, si ricarica quando fa comodo e quando serve tranquillità, non quando la rete respira meglio. Le contromisure sul tavolo sono anche piuttosto drastiche, dalla limitazione della potenza erogata fino al blocco totale delle nuove connessioni.
Contratti dinamici e ricarica a turni
Secondo Bart Horstman, esperto di mobilità presso Shuttel, la palla passa in buona parte alle imprese. “Adottando contratti energetici dinamici, i datori di lavoro possono incentivare la ricarica nei momenti in cui la rete ha capacità in eccesso, anziché durante le ore di punta”, ha spiegato. In altre parole, spostare il consumo dove c’è spazio, invece di ammassarlo tutto nella stessa finestra.
Una strada tecnica esiste ed è la ricarica dinamica, cioè modulare la potenza in base alla tensione della rete. Invece di far arrivare tutto il carico sul trasformatore locale alle 9:00 del mattino, una stazione di ricarica intelligente distribuirebbe la domanda in modo uniforme lungo tutta la mattinata. Nessuno resta a secco, ma la curva si appiattisce.
Poi c’è la soluzione artigianale, quella che non richiede elettronica sofisticata: chiedere ai dipendenti di ricaricare a turni, in orari assegnati, organizzando di fatto un sistema di stazioni di ricarica a rotazione nelle sedi aziendali. Funziona solo se collaborano tutti, il che è la parte complicata della faccenda.
Il punto è che la crescita del parco di veicoli elettrici aziendali in Europa era annunciata, e con essa il rischio di sovraccarico. Nei Paesi Bassi il fenomeno si vede prima e si vede meglio perché la diffusione è già massiccia, ma la meccanica è la stessa ovunque: più mezzi elettrici parcheggiati negli stessi piazzali, più prese occupate nello stesso momento, più stress su trasformatori pensati per altri scenari.
Una ricarica ottimizzata passa quindi da due leve, quella tecnologica delle infrastrutture capaci di dosare la potenza e quella organizzativa dei contratti energetici e delle abitudini dei lavoratori. Sulla prima si può intervenire con investimenti, sulla seconda serve convincere le persone a cambiare una routine che, finora, ha premiato la comodità sopra ogni altra cosa.










