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Apple sotto accusa in Russia: aperto un caso antitrust

Il braccio di ferro tra Apple e la Russia entra in una fase più delicata, con l’autorità antitrust di Mosca che ha aperto un procedimento formale contro l’azienda di Cupertino. Il motivo è sempre lo stesso da anni, la mancata preinstallazione del messenger di Stato MAX e dello store di applicazioni russo RuStore sui dispositivi venduti nel Paese. Una vicenda che si trascina ormai da tempo e che ora rischia di trasformarsi in qualcosa di più concreto sul piano legale.

Tutto affonda le radici nel 2019, quando la Russia approvò una legge che obbligava i produttori di dispositivi a proporre applicazioni sviluppate a livello nazionale sui prodotti in vendita nel Paese. Da lì è cominciata una battaglia a fuoco lento. Nel 2021, con l’entrata in vigore della norma, Apple trovò un compromesso, mostrare agli utenti che configuravano un nuovo iPhone in Russia un elenco di applicazioni consigliate di sviluppatori locali, senza però installarle in automatico.

Dalle sanzioni allo scontro sulle app di Stato

Le cose sono cambiate nel marzo del 2022. Dopo l’invasione dell’Ucraina, Apple ha bloccato vendite ed esportazioni verso il territorio russo e ha rimosso le app di RT News e Sputnik News dagli App Store fuori dai confini russi. A settembre dello stesso anno sono spariti anche diversi servizi legati a VK, la grande azienda tecnologica russa, in questo caso per rispettare le sanzioni britanniche.

L’anno scorso Mosca ha alzato ancora l’asticella, imponendo la preinstallazione del messenger MAX su tutti gli smartphone e tablet nuovi venduti nel Paese ed estendendo l’obbligo dello store RuStore anche ai dispositivi Apple. La risposta di Cupertino è stata un no su entrambi i fronti. A giugno la tensione è aumentata di nuovo, quando Apple ha tolto MAX dall’App Store russo e, poco dopo, ha fatto lo stesso con altre applicazioni di VK, spiegando che si trattava di misure necessarie per rispettare le sanzioni.

A quel punto è entrato in gioco il Federal Antimonopoly Service, che ha intimato all’azienda di correggere quello che ha definito un trattamento discriminatorio verso il software nazionale entro il 15 luglio. Apple avrebbe obbedito solo in parte, permettendo la preinstallazione di un motore di ricerca russo su iOS 26.6, ma senza toccare i requisiti legati a MAX e RuStore. Da qui l’apertura del caso antitrust vero e proprio, arrivata dopo il mancato rispetto pieno di quell’avvertimento.

Al momento non è chiaro a quali sanzioni Apple potrebbe andare incontro se venisse riconosciuta la violazione delle leggi sulla concorrenza. Un dato aiuta a inquadrare il clima, nel 2024 la Russia aveva calcolato che Google dovesse circa 20 decilioni di dollari, cioè un 20 seguito da 33 zeri, cifra accumulata negli anni per il rifiuto di ripristinare su YouTube canali affiliati allo Stato russo e vicini al Cremlino. Apple, per ora, non ha commentato l’indagine.

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