Vai al contenuto
Offerte

Apple guarda ai chip cinesi ma i Mac non caleranno di prezzo

Apple starebbe guardando con crescente interesse verso i chip di memoria cinesi, una mossa che punta a contenere i costi di produzione ma che, almeno per ora, non porterà alcun sconto sui Mac. Il quadro emerso dall’ultima conference call è piuttosto chiaro. La crisi delle memorie sta pesando anche su un colosso come quello di Cupertino, e i prezzi ne stanno risentendo.

Perché Apple ha dovuto alzare i prezzi

Tim Cook non ha girato troppo intorno alla questione. Durante la chiamata con investitori e analisti ha spiegato le ragioni che hanno spinto Apple a ritoccare verso l’alto i listini di alcuni prodotti. Il motivo principale ha un nome ben preciso, ovvero la crisi delle memorie. Nonostante le strategie messe in campo per proteggersi dalle turbolenze del mercato, nemmeno l’azienda della mela morsicata è riuscita a restare del tutto immune.

Il problema riguarda in particolare le memorie DRAM e NAND, componenti fondamentali per qualsiasi dispositivo elettronico moderno. Quando i prezzi di questi materiali salgono, l’effetto a cascata si fa sentire lungo tutta la catena produttiva. E a farne le spese, alla fine, sono spesso i consumatori. La domanda cresce, l’offerta fatica a tenere il passo e i costi lievitano. Un meccanismo che tocca praticamente tutto il settore tecnologico, non solo Apple.

La pista cinese e i Mac che non caleranno di prezzo

Per cercare di arginare l’aumento dei costi, la società starebbe valutando nuovi fornitori. Tra questi ci sarebbero anche produttori cinesi di memorie, una possibilità che fino a poco tempo fa sembrava meno probabile. Diversificare le fonti di approvvigionamento serve proprio a questo, ovvero avere più margine di manovra quando il mercato si fa complicato e i prezzi diventano imprevedibili.

Qui però arriva la parte meno piacevole per chi sperava in un risparmio. Anche se Apple riuscisse a trovare componenti a costi più contenuti, questo non si tradurrebbe in Mac meno cari. Il vantaggio economico, insomma, resterebbe dalla parte dell’azienda, non del cliente finale. Una scelta che, considerando le abitudini del marchio, non sorprende più di tanto.

Il ragionamento di fondo è semplice. In un momento in cui i costi delle materie prime salgono, trovare fornitori alternativi permette di mantenere i margini senza dover per forza ridurre i prezzi al pubblico. La ricerca di partner cinesi va letta proprio in questa direzione, come una manovra difensiva più che come un gesto pensato per alleggerire la spesa dei clienti.

Resta il fatto che la crisi delle memorie DRAM e NAND continua a condizionare l’intero comparto. Finché la situazione sui mercati non si stabilizzerà, gli aumenti rischiano di diventare la norma piuttosto che l’eccezione. E i dispositivi di Cupertino, dai computer agli altri prodotti, difficilmente sfuggiranno a questa dinamica nei prossimi mesi.

Condividi:
153 Condivisioni