Apple ha portato OpenAI davanti a un tribunale federale della California, accusandola di aver messo le mani su segreti industriali per bruciare le tappe nello sviluppo dei suoi primi dispositivi. Nelle oltre 40 pagine depositate spuntano nomi di ex dipendenti, dirigenti e soprattutto metodi di reclutamento descritti come molto aggressivi. Manca però qualcuno che ci si aspetterebbe di trovare in prima fila, e la sua assenza pesa parecchio: Jony Ive.
L’ex responsabile del design di Cupertino è oggi una delle figure chiave del progetto hardware guidato da Sam Altman. Attraverso LoveFrom coordina il lavoro sui dispositivi arrivati con l’acquisizione di io Products, un’operazione da 6,5 miliardi di dollari. Il primo prodotto dovrebbe essere una specie di altoparlante portatile senza schermo, con fotocamera e sensori, pensato per dialogare con l’ambiente attorno. Un oggetto che rischia di finire dritto sul terreno presidiato da iPhone e dagli altri dispositivi della mela.
Eppure Ive non compare tra i responsabili dei comportamenti contestati. Le accuse di Apple si concentrano soprattutto su Tang Tan, per anni dirigente della divisione hardware e adesso Chief Hardware Officer di OpenAI. Secondo la società, Tan avrebbe spinto alcuni candidati a mostrare durante i colloqui materiali e componenti riservati, portandosi dietro anche informazioni sulla catena dei fornitori. OpenAI ha respinto tutto.
Perché il nome di Jony Ive resta fuori dalla causa
La spiegazione più semplice è anche la più probabile: Apple non avrebbe trovato prove sufficienti per collegare direttamente Ive alle presunte sottrazioni. Del resto il designer segue l’impostazione dei prodotti, non si occupa in prima persona di assunzioni, di sicurezza interna o della gestione operativa dei team di ingegneri. Difficile appuntargli addosso responsabilità così specifiche.
Jony Ive è stato per più di vent’anni una delle colonne di Apple e il principale interprete della visione di Steve Jobs sul design. Ha lasciato l’azienda nel 2019, ma il legame è andato avanti ancora per qualche anno tramite LoveFrom, coinvolta pure nel progetto dell’auto elettrica poi accantonato. Negli stessi anni tanti membri della squadra di design costruita da lui hanno salutato Cupertino, spostandosi verso LoveFrom, io Products e infine OpenAI. Sono ormai più di 400 gli ex dipendenti Apple passati alla società di Altman. Da Cupertino la faccenda viene letta anche così: un lento travaso di competenze verso un concorrente che vuole tirare su una nuova famiglia di prodotti.
Chiamare in causa direttamente Ive avrebbe però cambiato la natura del processo. Apple rischiava di sembrare intenzionata a saldare vecchi conti con uno dei suoi volti più iconici, spostando il baricentro dai segreti industriali al rapporto ormai logoro tra il designer e l’azienda.
A rendere tutto ancora più delicato c’è Laurene Powell Jobs. La vedova di Steve Jobs è molto vicina a Ive, ha investito in io Products e sostiene LoveFrom. Al tempo stesso mantiene rapporti stretti con Tim Cook e con i vertici Apple, pur non sedendo nel consiglio di amministrazione e non essendo più tra i maggiori azionisti. La sua presenza in prima fila alla WWDC, accanto a Cook e a John Ternus, che tra poco più di un mese diventerà il nuovo CEO di Apple, ha reso evidente quanto il filo con l’azienda regga ancora bene. Trascinare pubblicamente Ive al centro della causa avrebbe messo Powell Jobs in una posizione ancora più scomoda, e avrebbe potuto incrinare un legame al quale Apple continua ad attribuire un forte valore simbolico.