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Aston Martin AMB 002 Roadster: la hyperbike da 300 esemplari

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La moto stradale di Aston Martin esiste per davvero, si chiama AMB 002 Roadster e nasce dalla collaborazione con Brough Superior, il costruttore britannico che da oltre un secolo lavora sulle due ruote come un sartoria lavora su un abito su misura. Trecento esemplari, non uno di più, con le prime consegne fissate a partire dal terzo trimestre del 2027. Chi conosce il marchio di Gaydon sa che quando decide di uscire dal recinto delle quattro ruote lo fa senza mezze misure.

Brough Superior, del resto, non è un nome qualunque. Fondata nel 1919 da George Brough, si è guadagnata nel tempo il soprannome di “Rolls Royce delle moto”, e non per modo di dire: materiali selezionati uno per uno, componenti di fattura altissima, telai costruiti per chi sa davvero come si guida. Moto pensate per manici autentici, quelli che cercano prestazioni e esclusività nello stesso pacchetto. Le due serie precedenti nate insieme ad Aston Martin, la AMB 001 e la AMB 001 Pro, sono andate esaurite entrambe. Da lì è partito il lavoro sulla nuova arrivata.

Cosa nasconde sotto il serbatoio la AMB 002 Roadster

Il cuore della AMB 002 Roadster è un bicilindrico a V a quattro tempi completamente nuovo, 1083 cc, raffreddato ad acqua, buono per 130 CV e 110 Nm di coppia. Numeri che parlano di una moto omologata per la strada ma con un’attitudine da pista, il tipo di mezzo che qualcuno definirebbe senza esitare una hyperbike. Il confronto con la AMB 001 Pro aiuta a capire il contesto: quel modello aveva già guadagnato il 25% di potenza rispetto al precedente, arrivando a 225 cavalli e a un rapporto peso/potenza di 1,28 cv/kg, valore che sfiora quello di una monoposto di Formula 1.

Il terminale di scarico merita un discorso a parte, perché riprende il linguaggio formale di Vanquish, DB12 S e DBX S e riesce a essere un pezzo di design oltre che un componente tecnico. E poi c’è il dettaglio che più di ogni altro racconta la maniacalità del progetto: il badge lacewing, lo stemma in alluminio inciso chimicamente nato per la Valkyrie. Pesa il 99,4% in meno rispetto al tradizionale stemma smaltato del marchio, ha uno spessore di appena 70 micron, il 30% più sottile di un capello umano. Viene applicato sul cupolino anteriore e sul serbatoio, sopra la verniciatura ma sotto uno strato liscio di vernice trasparente. Roba da orologiai, più che da meccanici.

Linee sinuose e cura dei dettagli sulla moto Aston Martin

Forma e funzione si tengono per mano lungo tutta la moto. Il serbatoio in fibra di carbonio e le carene laterali disegnano una struttura sinuosa, quasi come un ciottolo levigato dall’acqua, e il risultato è una moto Aston Martin che guarda avanti sul piano stilistico senza rinunciare a qualche accento retrò. La precisione di sterzata e l’agilità sono i punti su cui hanno lavorato di più i tecnici, insieme a una stabilità che dà fiducia nelle curve veloci e anche in staccata, compresa la frenata in piega, quella che di solito mette alla prova qualsiasi ciclistica.

L’esperienza a bordo aggiunge tocchi da salotto: funzione keyless, pulsante di accensione retroilluminato, rivestimenti dei sedili in pelle lavorata a mano. Elementi che raccontano il pubblico a cui la Brough Superior guarda, cioè rider esigenti e collezionisti di automobili abituati a certi standard. Stefano Saporetti, Direttore della Diversificazione del marchio per Aston Martin, ha inquadrato così il percorso: “Quello che è iniziato come un’ambiziosa unione di due storici nomi britannici si è evoluto in una potenza nella co-creazione di lusso. Il percorso commerciale dalla nostra prima serie limitata al nostro portfolio attuale dimostra che l’interesse per il linguaggio di design di Aston Martin si estende ben oltre le quattro ruote, se abbinato all’impareggiabile ingegneria di Brough Superior. Questa è una partnership che è passata con successo da un debutto di rilievo a un comprovato motore di valore del marchio a lungo termine”.

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