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Apple: ecco i dettagli delle recenti accuse al DMA
L’avvocato Daniel Beard ha descritto la normativa come un insieme di oneri che, oltre a ledere i diritti di proprietà, trascurerebbero la gestione dei dati sensibili. Secondo Apple, l’obbligo di consentire l’interoperabilità con servizi terzi, come richiesto dall’UE, esporrebbe gli utenti a rischi concreti. La Commissione Europea, rappresentata dall’avvocato Paul-John Loewenthal, respinge tale visione. Inoltre, ribalta le accuse. A suo avviso, Apple utilizza il discorso sulla privacy come schermo per preservare il proprio modello di business. Ciò per mantenere un controllo “assoluto” sul suo ecosistema.
La Commissione sottolinea che oltre un terzo degli utenti di smartphone in Europa utilizza dispositivi Apple, un dato che, secondo Bruxelles, giustifica l’inclusione dell’azienda tra i gatekeeper. Thomas Regnier, portavoce della Commissione, ha aggiunto che il DMA non obbliga a ridurre gli standard di sicurezza, ma impone solo di non usarli come barriera commerciale.
L’esito del processo potrebbe incidere profondamente sull’evoluzione del diritto digitale europeo e sul modo in cui le big tech dovranno adattarsi a un contesto normativo sempre più attento al bilanciamento tra innovazione e controllo pubblico. In tale tensione tra trasparenza, competitività e tutela della privacy, si gioca una delle partite più significative del futuro digitale dell’Europa.










