C’è un pezzo di storia del programma Apollo che pochi conoscono, e che ha a che fare con le terre selvagge dell’Alaska più che con le rampe di lancio della Florida. Prima di posare gli scarponi sul suolo lunare, gli astronauti che avrebbero scritto la pagina forse più memorabile dell’esplorazione spaziale passarono settimane in un ambiente tanto remoto quanto inospitale, scelto per un motivo molto preciso. Quel paesaggio assomigliava in modo impressionante a ciò che avrebbero trovato lassù.
Le montagne innevate, gli sterminati depositi vulcanici, una natura che sembra sospesa nel tempo. È qui che la NASA decise di portare i suoi uomini, lontano dai riflettori, per prepararli a un compito tutt’altro che semplice. Capire cosa avevano davanti agli occhi una volta arrivati sulla Luna.
Le esercitazioni nel Katmai National Park
Tutto prese il via nelle estati del 1965 e del 1966. La NASA accompagnò diversi astronauti del programma Apollo nel Katmai National Park, una zona dell’Alaska famosa per ospitare la cosiddetta Valley of Ten Thousand Smokes, la Valle dei Diecimila Fumi. Un nome quasi poetico per un territorio che racconta la potenza grezza della Terra.
In quel posto vennero organizzate vere e proprie esercitazioni di geologia sul campo. Niente di teorico o astratto. Gli equipaggi imparavano a osservare il terreno, a riconoscere le formazioni rocciose, a capire quali campioni valesse la pena raccogliere. Perché una volta sulla Luna non ci sarebbe stato tempo per ripensamenti, e ogni decisione presa in quei momenti avrebbe avuto un peso scientifico enorme.
L’idea di fondo era semplice ma geniale. Per trasformare un pilota o un ingegnere in un osservatore capace di leggere un paesaggio alieno serviva pratica, tanta pratica, e meglio ancora se in un contesto che riproducesse almeno in parte le condizioni lunari. I depositi vulcanici dell’Alaska, con la loro superficie irregolare e la loro composizione particolare, si prestavano perfettamente a questo scopo.
Un capitolo dimenticato della corsa allo spazio
Quella dell’addestramento in Alaska resta una delle storie meno raccontate dell’intera avventura lunare. Eppure ha avuto un ruolo concreto nel preparare gli astronauti del programma Apollo a ciò che li aspettava. Le competenze geologiche acquisite tra quei fumi vulcanici servirono poi davvero, nel momento in cui gli equipaggi si trovarono a calpestare la polvere del nostro satellite naturale.
È curioso pensare che alcuni degli uomini destinati a diventare leggende abbiano passato giornate intere a raccogliere sassi e studiare crateri tra le montagne dell’Alaska. Lontano da tutto, immersi in un silenzio quasi lunare, mentre il mondo guardava al cielo aspettando il momento giusto. Quel periodo di formazione, fatto di fango, freddo e rocce, fu uno dei tasselli che resero possibile l’impresa che ancora oggi continua ad affascinare chiunque alzi lo sguardo verso la Luna.